Un balzo indietro di 86 anni. Il Consiglio di Stato della Turchia, su pressione dell’esecutivo guidato dal presidente Recep Tayyip Erdoğan, ha annullato il decreto del 24 novembre 1934 del padre della patria e allora presidente, Mustafa Kemal Ataturk, che trasformava Santa Sofia in un museo. Il monumento simbolo di Istanbul tornerà quindi a essere moschea, come nei piani del partito di maggioranza AkParti che da anni porta avanti una svolta di stampo nazionalista e islamista nel Paese che fece della laicità dello Stato una delle sue basi fondanti. La prima preghiera, ha annunciato il presidente nel suo discorso alla Nazione, si terrà il 24 luglio, a compimento di quello che è “un diritto sovrano”.

La decisione della decima sezione del massimo tribunale amministrativo di Ankara è stata presa all’unanimità. I giudici hanno accolto il ricorso presentato nel 2016 da un piccolo gruppo islamista locale, l’Associazione per la protezione dei monumenti storici e dell’ambiente, che negli ultimi mesi ha goduto del sostegno della maggioranza di governo. Nella motivazione dei giudici si legge che l’edificio appartiene a una fondazione religiosa che l’avrebbe eredito dal sultano ottomano Maometto II, che nel 1453 conquistò Costantinopoli e convertì Santa Sofia da chiesa in moschea. Per i giudici sarebbe quindi illegittimo destinare il complesso a un uso diverso da quello allora definito di luogo di culto islamico.

Ma la decisione, oltre a scatenare le proteste internazionali, rischia di portare migliaia di persone legate all’opposizione in piazza, tanto che le autorità turche hanno provveduto a transennare lo spazio davanti al grande monumento proprio per evitare manifestazioni. Erdogan ha comunque specificato che “con il suo nuovo status, Santa Sofia continuerà ad accogliere tutti. Come tutte le nostre moschee, le porte continueranno a essere aperte a tutti, turchi e stranieri, musulmani e non musulmani“.

Anche l’Unesco si è detta “preoccupata” dalla modifica dello status attuale di museo di Santa Sofia, che potrebbe minacciare il “valore universale” del monumento. “Ogni modifica” a un sito inserito nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità “richiede una notifica in anticipo all’Unesco da parte dello Stato interessato e successivamente, se il caso lo richiede, un esame del Comitato del Patrimonio mondiale”, dichiara l’organizzazione.

Dure critiche anche dall’Alto rappresentante per la politica estera dell’ue, Josep Borrell, che ha definito “la decisione deplorevole” anche perché riguarda un monumento dal “forte valore simbolico, storico e universale”.

A tutti i soggetti e le organizzazioni internazionali che si sono opposti alla conversione, però, esponenti del governo turco nelle passate settimane hanno risposto alla stessa maniera: Santa Sofia è una questione interna, è patrimonio della Turchia e quindi sarà la Turchia a decidere cosa farne.

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