Per una coincidenza non prevista, la grande vittoria dei Verdi alle elezioni municipali del 28 giugno in Francia è coincisa oggi con l’intervento di Emmanuel Macron alla Convenzione cittadina sul Clima, un organismo originale composto da 150 cittadini estratti a sorte a campione assistiti da esperti giuridici e non che ha elaborato ben 149 proposte per riformare la società e che Macron aveva promesso a gennaio di portare all’attenzione del Parlamento e per alcune di loro di organizzare un referendum (altro che Stati generali italiani, che non hanno prestato alcuna attenzione alle politiche verdi e molta alle richieste di Confindustria a trazione fossile).

E’ stata questa la risposta più importante al movimento dei “gilets jaunes”. Il Presidente ha promesso che le porterà tutte meno quattro all’attenzione del Parlamento. Dopo la batosta elettorale sofferta, anche questa è una prova che il Presidente sta riflettendo a una decisa sterzata in verde al suo famoso e sempre meno reale slogan “né di destra né di sinistra”.

Vada come vada, le 149 proposte, spesso non nuove, hanno tutte le possibilità di essere applicate, se non a livello nazionale, in alcune delle più grandi città francesi.

Infatti, in Francia prosegue e si rafforza l’onda verde anche in questa situazione di enorme preoccupazione e instabilità; il largo astensionismo che si è verificato ieri, con più del 60% dei francesi che non sono andati a votare, non ne sminuisce troppo l’importanza dal punto di vista del messaggio che i francesi danno ai loro governanti a tutti i livelli, nazionale ed europeo compresi: la transizione ecologica è urgente anche per rispondere alla crisi Covid-19 e Macron e i suoi non sono credibili per realizzarla. Ci vogliono i Verdi, i loro alleati che hanno deciso che verde non è solo l’appendice di un programma politico ma il suo cuore, e quella vasta parte del mondo economico ed associativo che ha scelto di consumare, produrre e vivere in un altro modo e dimostra tutti i giorni che è possibile.

Peraltro, la vittoria dei sindaci ecologisti in Francia non cade dal cielo. E’ anche il risultato di un dibattito pubblico che ha dato spazio, a volte contestandole duramente, alle ragioni e i temi portati avanti da Europe Ecologie Les Verts, un partito spesso molto diviso da ego e approcci politici diversi soprattutto a livello nazionale, ma con leadership locali ed europee molto costanti e serie: e anche capaci di tenere insieme non solo le proprie truppe, ma anche una sinistra tradizionalmente identitaria e molto ideologica ma che ha capito, più e meglio della nostra, che per fare l’ecologia politica bisogna lavorare con i Verdi e perfino a volte accettare di averli come guida; ciò è incredibilmente valso anche per i i socialisti che, pur con le eccezioni di Lille e Strasburgo, hanno spesso sostenuto la convergenze e contribuito con la loro tradizionale organizzazione al risultato.

Lungi dall’essere percepite come pericolosi estremisti, i neoeletti e neoelette municipali potranno contare su una presenza istituzionale senza precedenti che non potrà non avere un impatto anche sul governo di Macron. Green economy, svolta verde nell’agricoltura, rinuncia ai pesticidi, rilancio delle rinnovabili, abbandono progressivo del nucleare sono le promesse mancate di Macron in questi primi anni di mandato presidenziale: anni durante i quali alcuni dei pur numerosi ecologisti che lo avevano sostenuto, primo fra tutti il popolare ministro Nicolas Hulot, non hanno sopportato la sua decisa svolta a destra, dimostrata anche a livello locale dalle numerose alleanze di Republique en marche con la destra dei Repubblicani a Lione, Bordeaux e altre città.

Mi sembra importante sottolineare, però, che la valenza nazionale, pur presente, è molto meno rilevante che il carattere di vero e proprio terremoto che queste elezioni hanno determinato per equilibri e rappresentanze vecchi di decenni in alcuni grandi città francesi: come ad esempio a Lione, feudo di un socialismo conservatore e sviluppista che è stato anche la culla del Macronismo; o Bordeaux, una specie di Bologna al contrario, dove governa la destra dal 1947 con sindaci di livello come Alain Juppe; o Strasburgo, dove la destra anche estrema e un socialismo molto conservatore erano state le scelte tradizionali dei cittadini.

L’onda verde ha vinto anche perché non è solo dei Verdi ma è ormai una priorità largamente condivisa dai francesi a tutti i livelli. Questa è la grande lezione che arriva dai cugini d’Oltralpe e che deve essere molto attentamente presa in considerazione in Italia. Dai Verdi, ma non solo.

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