Si è aperta la fase 3 e stiamo facendo i conti con la nostra nuova routine: come la state affrontando? Com’è cambiata la vostra professione e quali difficoltà state incontrando? Come giudicate l’organizzazione nelle vostre città? Raccontatecelo, il blog Sostenitore è pronto ad ospitare le vostre riflessioni o denunce. Vi basta compilare il form apposito, la redazione leggerà i vostri post (tutti) e pubblicherà i migliori ogni giorno.

di Simone Devoto

Le manifestazioni americane mi hanno portato alla memoria i movimenti nostrani, che nel corso degli ultimi due decenni sono scesi in piazza. Noto un sottile filo rosso che li collega: la mancanza di istituzioni e persone che siano portatori di interessi collettivi e di vere alternative. E il bisogno di nuove alternative penso sia ancora più urgente in questo momento cruciale. Purtroppo a un’alternativa di questa realtà non viene più riconosciuto il diritto di esistere, né di essere possibilità.

Dalla caduta del muro di Berlino il mondo ha conosciuto un solo sogno, una sola realtà possibile: quella fredda, spietata del capitalismo. Del self-man. Della società che non esiste, ma esiste solo l’individuo. Un sistema che non vuole riconoscere nessun diritto se non quelli che servono a rendere il commercio sempre più “libero”. Un sistema, perciò, che si manifesta concretamente in società rinnegando i diritti dell’uomo, dell’ambiente e di qualsiasi altro tipo. Questo perché la favola che viene raccontata è che dobbiamo distruggere tutto, che sia l’ambiente, il rispetto degli altri, la solidarietà, i diritti, per creare lavoro. L’importante è lavorare, non il mondo o la società in cui vivi, non le tue condizioni di vita.

Un sistema che regge fino a quando crea lavoro, ma che entra in profonda crisi non appena non riesce a crearlo più, perché quando ciò succede tutti i problemi iniziano ad emergere e la situazione diventa insostenibile. Diventa insostenibile sia per la mancanza dei diritti e di lavoro, sia perché ci si rende conto di aver rinunciato ad una vita degna per nulla. Tutto ciò, credo, sia ancora più insostenibile per la mancanza di un sogno alternativo. Se riflettiamo, vi è invero un sogno che si contrappone a questa realtà: la distruzione.

Vi sono, oramai da almeno un decennio, moltissimi film, serie tv, giochi che hanno come tema la fine di questa realtà solo attraverso la sua distruzione (cambiano i dettagli, ma l’essenza è la stessa). Quasi che a un livello inconscio non riuscissimo più ad immaginare la fine di questa realtà tanto odiata se non immaginando la sua distruzione, poiché cambiarla o modificarla risulta impossibile.

Questa lunga premessa serve solo a comprendere meglio una cosa: siamo orfani di un sogno. Un sogno che dia speranza. Dobbiamo assolutamente creare un nuovo sogno che sostituisca quello precedente e che sia alternativo a quello presente del capitalismo. Un sogno che ponga al primo posto l’uomo, non solo nella maniera rinascimentale, ma anche kantiana, cioè che l’uomo sia il fine delle nostre azioni e non il mezzo. Un sogno che difenda non solo i diritti esistenti, ma che ne aggiunga altri, un sogno non solo difensivo, ma anche propositivo.

Un sogno che non si accontenti di vedere i sogni su una carta, ma che li cali anche nella realtà, perché teniamo presente che è lì che si gioca il cambiamento. Un sogno che aiuti gli ultimi e non li lasci in balia di se stessi, poiché, fino a prova contraria, abbiamo solo questa vita e dobbiamo pretendere e fare in modo che per tutti sia degna di essere vissuta, che sia meravigliosa. In tutto il mondo. Ovunque tu sia nato, chiunque siano i tuoi genitori, qualunque sia il tuo aspetto, meriti una vita degna. Purtroppo, però, oggi siamo privi di vere forze che si facciano portatrici degli interessi degli ultimi, figuriamoci di sognare un nuovo mondo.

Basti pensare al nostro caso italiano, dove la sedicente sinistra afferma gloriosamente di aver attuato lei le liberalizzazioni, una sinistra che litiga con la destra su chi ha copiato il programma di chi.

In questo momento storico, di una nuova grande crisi economica, la mancanza di rappresentanti di altri interessi è ancora più drammatica.

Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’abbonamento Sostenitore e diventando membri del Fatto social club. Tra i post inviati Peter Gomez e la redazione selezioneranno quelli ritenuti più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Se vuoi partecipare sottoscrivi un abbonamento volontario. Potrai così anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione, mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee, sceglierai le inchieste che verranno realizzate dai nostri giornalisti e avrai accesso all’intero archivio cartaceo.

Che c'è di Bello - Una guida sulle esperienze più interessanti, i trend da seguire e gli eventi da non perdere.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Mario Amato, un magistrato lasciato solo contro il terrorismo nero e le calunnie

next