Le immagini sono in bianco e nero, la voce è scandita e un po’ antica, da “fine dicitore” di un tempo passato: il Cinegiornale Luce di maggio 1947 racconta i 4 morti (successivamente il numero sarà ridimensionato a 2) causati dal terremoto che colpisce con particolare violenza l’antico e pittoresco paesino di Isca sullo Ionio, vicino Catanzaro. Le ferite della seconda guerra mondiale, ancora fresche, ispirano un commento amaro: “gli uomini hanno cessato le ostilità; la natura le continua, in questa nostra Italia desolata”.

Chissà se il povero copywriter di EasyJet che ha scritto la sciagurata frase sulla Calabria che “soffre di un’evidente assenza di turisti a causa della sua storia di attività mafiosa e di terremoti” aveva in mente, con quell’ultima parola, i 2 morti di 73 anni fa ad Isca. O se si riferiva al ben più disastroso terremoto del 1908, quando ancora tra i leader mondiali c’erano i sultani ottomani, gli zar e gli Asburgo. O se, ben più probabile, ha semplicemente tradotto un testo di qualcuno che la Calabria non l’ha vista nemmeno in cartolina.

Diciamocelo chiaramente: spara sulla Croce Rossa chi critica quelle parole sciagurate e la pezza ancora peggiore del buco in cui, per correggere il tiro, l’azienda britannica celebra i… paesaggi alpini di Lamezia Terme. Ecco perché fa un po’ sorridere il coro bipartisan di politici e autorità che si è levato a difendere l’onore della Calabria offesa e a chiedere le scuse da parte di EasyJet; scuse che – a onore del vero – sono prontamente arrivate.

Ma una cosa fa riflettere chi scrive, ed è appunto il fatto che troppo spesso questo tipo di prese di posizione corali da parte della classe dirigente avvengano per questioni legate all’immagine e troppo raramente nei fatti sostanziali. Non condivido l’atteggiamento di “mal comune mezzo gaudio” di chi dice “la mafia c’è in tutta Italia”, osservazione peraltro totalmente corretta. E sì, in un testo dedicato ai viaggiatori bisognava chiaramente parlare d’altro.

Spero però che questa non diventi l’ennesima scusa per nascondere, per negare, per minimizzare, come troppo spesso noi calabresi (e meridionali in generale) abbiamo visto fare. Non per essere rassegnati o per dichiararci sconfitti, tutt’altro! Ma perché, come spesso ho rivendicato sulle pagine del Fatto, il nostro punto di forza non devono essere tanto le nostre bellezze storiche e naturali, quanto la nostra gente.

E sì, forse la didascalia di EasyJet non è il posto più adatto per farlo, ma mi piacerebbe che chi sente parlare di Calabria scopra che il bello della nostra terra non sono solo i Bronzi di Riace, la spiaggia di Tropea o le montagne della Sila, ma anche realtà come l’Associazione Da Sud, che per prima denunciò a Roma il dramma delle “arance insanguinate” di Rosarno, o la rete Reggio Libera Reggio, o Coopisa che si è straordinariamente distinta nell’assistenza ai braccianti durante le ultime settimane di pandemia, o Musica Contro Le Mafie… e l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Un racconto equilibrato e rispettoso non è qualunquista come chi si dichiara di fatto sconfitto, né cieco come chi è troppo spesso connivente. E questo tipo di racconto non possiamo certo aspettarcelo da EasyJet: dobbiamo esserne noi meridionali i narratori e, allo stesso tempo, i protagonisti.

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