A personale parere dello scrivente l’attuale discussione sull’affaire Di Battista, sintomo dei profondi spasmi e contrazioni di un Movimento Cinquestelle in piena mutazione genetica, non può essere interpretata con le categorie del realismo politico.

Qui parliamo di un soggetto creato in base a un messaggio carismatico, che prometteva ascesi sul sentiero di una rivelazione salvifica, e in cui la definizione dell’ortodossia (la vera fede) assumeva e assume le modalità dello psicodramma.

Non conosco personalmente Alessandro Di Battista, ma ho avuto modo di frequentare professionalmente esponenti pentastellati con analogo profilo intellettuale, per cui mi sento di affermare che il giovane oppositore dell’attuale deriva M5S è soltanto uno spirito credente, che si era fidato di quanto diceva il Beppe Grillo delle origini. E ora non ci si raccapezza più.

Uno smarrimento indotto dal fatto che il profeta dei Vaffa – come è sempre stato suo costume -, recitava l’ennesima sceneggiatura scritta dal ghost writer del momento (con GianRoberto Casaleggio ultimo di una sfilza di collaboratori, tra cui spicca il nome di Michele Serra, che nel 1990 scrisse per Grillo la piece teatrale “Buone notizie”). Non a caso, prima di entrare nella fase di “digitalismo ideologico”, con annesso culto di Internet indotto dal suo ultimo suggeritore, il comico di Sant’Ilario era solito fare a pezzi i PC sulla scena, un po’ come Jimi Hendrix con le chitarre.

Gli adepti della prima ora si bevvero la Lieta Novella. E mentre buona parte dei beneficiati dal rapporto con il simil-profeta, produttivo di cariche, visibilità e prebende, si sono smagati e imparano il mestiere – grigio ma confortevole – dei politici di professione, rimane una pattuglia di orfani della palingenesi, che si aggirano smarriti tra le macerie della politica politicante e i cumuli delle sue scatolette di tonno, che gli adepti a cinque stelle avrebbero dovuto aprire in Parlamento. Secondo una ben nota profezia.

Ora Di Battista dà voce a tale smarrimento, raccogliendo un po’ di apostoli mancati. Barbara Lezzi? Max Bugani? Ignazio Corrao? Giulia Grillo?

Figure patetiche, impossibilitate a confrontarsi con la realtà, ad accettare che gli anni delle predicazioni e delle escatologie millenaristiche erano solo uno scherzo di un cinico buontempone.

Uno stato d’animo certamente molto diffuso nella base talebana. Quelli che reclamavano messe all’indice dei post demistificanti. E ora si volgono alla ricerca del Paradiso Perduto. Come la capogruppo M5S in Regione Liguria Alice Salvatore, per anni vestale del verbo grillesco e ora transfuga; candidata alle prossime regionali con una lista che sembra un paradosso: “Il Buonsenso”. Uno dei tanti rivoli nel disgelo dell’iceberg che doveva mandare a picco l’intero ceto politico e ora è alla ricerca di una soluzione di sopravvivenza proprio nell’odiato ceto politicante. Si dice che Grillo punti sul Giuseppe Conte per fungere da levatrice di questo nascituro. Ma è una prospettiva credibile? Il premier si è rivelato un formidabile mediatore, capace di canalizzare gli sfinimenti e i protagonismi di ambiziosi senza le carte in regola. Ha svolto molto bene il ruolo di ambasciatore a Bruxelles di un paese finito ai margini.

Ma ora c’è da affrontare una sfida ancora più difficile: la mobilitazione generale per una rifondazione sociale, economica ma anche morale. Insomma un New Deal. E – come ricorda il pure non ostile Bersani – “Conte non è Roosevelt”, l’epico leader costruttore del nuovo patto sociale. Non lo favorisce la sua natura morotea e la cultura che ha messo in mostra, ingaggiando per i suoi Stati Generali un ricicciatore di stantie fanfaluche neoliberiste come Colao.

Intanto scopriamo l’ennesima volta che esiste nella società italiana un vasto strato di mobilitabili per progetti di cambiamento democratico: dai girotondini alle sardine. I Cinquestelle sono stati il tentativo più organizzato e durevole al riguardo. La dura legge che incombe sull’ineluttabile (?) declino civile del fu Bel Paese, sembra pronta a intonare di nuovo il suo de profundis.

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