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di Giulio Scarantino

Che cosa succederà adesso? Tutti nel profondo della nostra mente stiamo cercando una risposta. Dopo ore di concentrazione, il risultato è un foglio bianco di cui si conosce solo il titolo: futuro. Forse questo senso di smarrimento non è poi così male. Forse dietro al foglio bianco dello scrittore, al timore dell’inchiostro di prendere forma, in quel minuscolo e millesimale secondo si nasconde il miracolo della scrittura e del genio.

La trascendentale ispirazione, l’istante in cui l’indicibile diventa traccia indelebile nella mente e sul foglio. Probabilmente nessuno scrittore, neppure i migliori, sono consapevoli del miracolo che sta accadendo. Nessuno conosce il genio finché non prende forma per poi solleticare la pelle, i pensieri e i ricordi di migliaia di generazioni. E se tutto succedesse nell’istante prima della penna sul foglio?

Se potessimo fermare quella mano che trema, per isolare quel momento e conoscere quello che accade, forse come un virus in laboratorio potremmo comprendere quello che sarà. E invece così non è. Solo alla fine del foglio lo scrittore scoprirà se era genio, solo attraverso il foglio scoprirà se era miracolo. Forse questo timore che precede i giorni che verranno non sono poi tanto lontani dal foglio bianco della prima pagina di un racconto.

Non c’è dubbio che i giorni paradossali di questo 2020 resteranno scolpiti nella nostra memoria. D’altronde molti di noi non avevano mai vissuto momenti così drammatici, figli di una generazione agiata. Anche per questo siamo arrivati impreparati, impermeabili al dolore, all’incertezza. Forse per la prima volta molti di noi hanno compreso cosa significhi vivere nella paura di perdere ciò che è di più caro: la nostra salute e delle persone che amiamo.

Solo un momento tanto complicato può essere paragonato a quello che stiamo vivendo. In quei giorni il foglio bianco era un’Italia da riscrivere dopo le ingiustizie e le storture del fascismo. Così abbiamo ricostruito ponendo come fondamenta degli anticorpi alle macerie. Come un vaccino contro il Coronavirus, come un’immunità di gregge, in quei giorni è nata la Repubblica e la Costituzione. Quella stessa che ha permesso anche agli ultimi di combattere tra la vita e la morte.

Ecco che sarà proprio dagli anticorpi che dovremo ripartire, non solo un vaccino contro il nemico invisibile, ma anche dal nemico visibile di questi giorni: il nostro egoismo, la rabbia, l’opportunismo, l’indifferenza. All’egoismo dovremo sostituire l’anticorpo dell’altruismo, nel senso di rispetto delle regole di una comunità. Forse tra misure di contenimento, mascherine, guanti, evitare posti affollati, un saluto, una stretta di mano. Piccole azioni che faremo o di cui ci priveremo ci faranno comprendere che ogni nostra singola azione ha una conseguenza nella nostra vita, degli altri e dell’intero eco-sistema.

Alla rabbia l’anticorpo dell’amore, quello per un Paese da ricostruire. L’Italia dell’arte, dei paesaggi, delle tradizioni, degli odori e del gusto, dei piccoli produttori che raccontano. Storie che esaltano la natura, la mano d’opera, la dedizione e l’amore per il proprio lavoro. All’opportunismo l’anticorpo della lealtà, quella che occorrerà per potenziare un sistema sanitario da tempo bistrattato e che durante l’epidemia ha mostrato le debolezze degli uomini che decidono.

Quella che servirà per garantire a tutti i lavoratori – dal personale sanitario all’operaio in fabbrica – di lavorare dignitosamente senza dover scegliere tra la vita e la fame. All’indifferenza l’anticorpo della solidarietà e dell’umanità, la stessa che in questi giorni abbiamo visto scorrere.

Tantissime azioni dalle piccole alle più grandi che hanno mostrato per un attimo la condizione di precario equilibrio che accomuna tutti gli uomini. Chissà quindi che il foglio bianco non si sia già macchiato. Solo alla fine scopriremo se sarà genio e miracolo o soltanto dimenticato.

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