L’iter di approvazione della garanzia pubblica sul prestito da 6,3 miliardi chiesto da Fca Italy a Intesa Sanpaolo è ancora in corso. Ma il via libera è vicino, stando a quanto ha riferito l’amministratore delegato di Sace, Pierfrancesco Latini, in audizione al Senato. Perché “dall’esame dell’operazione emerge una piena conformità della struttura dell’operazione ai termini del decreto” Liquidità. Non solo: la filiale italiana della multinazionale basata in Olanda e con sede fiscale in Gran Bretagna ha “direttamente concordato con il Mef e il Mise un ulteriore livello di impegni aggiuntivi“, nella forma di 5 miliardi di investimenti, che “rimangono anche post fusione” con Psa. E in caso di mancato rispetto delle condizioni sono stati “definiti meccanismi sanzionatori fino al rimborso anticipato dell’intero finanziamento“, ha garantito il ministro Roberto Gualtieri.

Di base, la garanzia statale “sarà soggetta a particolari condizioni relative al pagamento dei fornitori strategici” e “al fatto che l’intervento dovrà avere rilevanti ricadute sull’occupazione, gli investimenti e l’innovazione”, ha detto Gualtieri in commissione d’inchiesta sulle banche. I dettagli li ha illustrati Latini: il finanziamento “ha una destinazione specifica molto ben qualificata a copertura dei costi del personale degli stabilimenti in Italia, pagamento di fornitori della filiera italiana – anche strategici – e investimenti destinati a centri e lavoratori di ricerca e sviluppo”. Queste tre destinazioni saranno “monitorate con un sistema strutturato dalla banca erogatrice, Intesa Sanpaolo: ne viene monitorato l’utilizzo su specifici conti correnti dedicati attraverso cui la banca fornisce le proprie indicazioni di pagamento sulla base di liste nominative pre-concordate con Fiat. La destinazione di questi fondi è quindi strettamente legata al sostegno della filiera dell’automotive in Italia”. Che da giorni chiede al governo interventi di sostegno a largo raggio come quelli messi in campo dalla Francia e solo ieri dalla Germania.

Gli ulteriori impegni presi da Fca, ha spiegato Latini, consistono in 5 miliardi di investimenti aggiuntivi in Italia “per progetti di implementazione di nuove tecnologie legate all’elettrificazione, alla connettività e al contenimento di emissioni per la realizzazione dei modelli elettrici del gruppo”. Non è chiaro se questi 5 miliardi siano “nuovi” rispetto a quelli promessi dall’ad Mike Manley già nel 2018 e poi confermati nel 2019 dopo un tira e molla sull’ecobonus inserito in legge di Bilancio dal governo gialloverde.

Solo mercoledì Fca ha sospeso il riavvio della produzione della Panda nello stabilimento di Pomigliano d’Arco “per la debolezza del mercato” e la Fiom sottolinea che a Torino sono 9.299 i lavoratori che resteranno in cassa integrazione a giugno e luglio e altri 4.500 – alle Carrozzerie, alla Maserati e alle Presse – hanno il contratto di solidarietà.

Carlo Messina, consigliere delegato di Intesa SanPaolo, ha rivendicato la decisione di concedere il prestito dicendo: “Avremmo potuto dare credito a 10 o 20mila aziende con 100mila euro per ognuna” ma in questo modo “sosteniamo tutta la filiera” dell’auto, con la garanzia di destinazione dei fondi. Per cui l’operazione a suo dire “è un pilastro a salvaguardia” del sistema economico nazionale “in questa situazione di emergenza, altrimenti invece che segnare un calo del Pil del 10% rischiamo di accusarlo del 15% o oltre”.

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