La Fase 2 è entrata nel vivo con la riapertura di negozi, parrucchieri, bar e ristoranti e a Milano il tasso di contagio del coronavirus è tornato ad aumentare. L’11 maggio, sette giorni dopo le prime parziali aperture, era ai minimi: l’Ats di Milano e provincia registrava un Rt di poco superiore allo 0,6. Il 17 maggio però era già risalito a 0,75 e ieri, giovedì 21 maggio, ha raggiunto quota 0,86. A un passo dall’1, il livello di guardia che indica in media che una persona infetta ne contagia un’altra, che fa capire se l’epidemia è in remissione oppure sta riprendendo slancio.

“Nell’andamento degli ultimi giorni iniziano a vedersi i primi segnali di quel che sta accadendo dopo la fine del lockdown“, ha spiegato al Corriere della Sera Antonio Russo, epidemiologo dell’Ats di Milano. E il fatto che, per quanto lentamente, il tasso di contagio abbia ripreso a crescere in modo costante, giorno dopo giorno, sta destando preoccupazione per il capoluogo lombardo. Se la risalita non dovrebbe arrestarsi infatti, c’è il rischio che sia necessario ripristinare le misure di contenimento, tornando a chiudere tutto.

Russo ha assicurato che intanto le autorità sanitarie milanesi stanno testando “tutti i contatti dei malati e le persone che erano in quarantena”. In particolare si stanno rivelando utili i test sierologici: le persone che risultano positive vengono sottoposte subito al tampone ed è emerso che finora, tra tutte le persone sottoposte a questo doppio controllo, il 10 per cento aveva la malattia in corso. “Così stiamo scoprendo e isolando una serie di asintomatici“, ha spiegato l’epidemiologo. Persone che, potenzialmente, avrebbero potuto di nuovo diffondere il virus, e che invece rimangono sotto stretto controllo. “Quello che è accaduto non può essere dimenticato. Milano non può permettersi di abbassare la guardia“, ha concluso Russo.

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