Illuminante il discorso di ieri della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen al Parlamento Europeo in seduta plenaria. Se non l’avete ancora fatto vi consiglio di leggerlo, perché ci fa capire dove andremo nei prossimi anni. Ma soprattutto ci fa capire come ci andremo: non in auto, o almeno non in quelle di oggi.

Il discorso si sviluppa secondo i canoni dell’oratoria latina dei tempi di Cicerone e Ursula fa tutte le cose che deve fare un buon oratore in un processo (anche se lei in realtà è laureata in medicina): inventio, dispositio, elocutio, memoria, actio. E’ affascinante. La struttura della sua “orazione” poi segue i passaggi latini: exordium, narratio, divisio, propositio, argomentatio, peroratio. Inizia con un esordio pacato e disteso, usando argomenti per captare benevolentiam.

Il motto dell’Europa è sempre stato non solo “uniti nella diversità” ma anche “uniti nelle avversità” e oggi questo è il tempo delle avversità e, in risposta alla crisi, l’Europa, più che mai, ha bisogno di unità, determinazione e ambizione. Ursula von der Leyen ricorda che quello che è successo negli ultimi tre mesi non l’abbiamo mai visto, che la ripresa sarà lenta e graduale e che alcuni Stati sono stati penalizzati rispetto ad altri. Da leggere. Comunque insieme ce la faremo e abbiamo bisogno di tanti soldi, che arriveranno.

Tre pilastri per il futuro

Anche se la presentazione ufficiale del piano definitivo è slittata, forse non sarà il 20 maggio ma la settimana successiva, ci sono alcuni dettagli importanti. Le manovre che l’Europa metterà in piedi per la “ricostruzione” si baseranno sul Recovery fund che, a sua volta, si baserà sia sul denaro del bilancio europeo per il periodo 2021-2027 che sulla headroom, cioè la differenza tra gli impegni annuali e il massimo teorico delle risorse proprie (che per trattato è uguale al massimo teorico delle spese).

“Questo margine fissa il massimale che la Commissione può prendere in prestito sui mercati con la garanzia degli Stati membri — ha spiegato von der Leyen — e verrà canalizzato attraverso il bilancio Ue”. Il Parlamento avrà voce in capitolo su come andrà speso: tre i pilastri fondamentali.

1. Il Recovery and Resilience tool. Sarà destinato a finanziare investimenti pubblici in due settori principali: il clima e la digitalizzazione. Sarà allocato prima di tutto alle economie che hanno sofferto gli impatti più gravi e severi della crisi;

2. Fondi destinati ad aiutare investimenti privati per far ripartire l’economia in settori chiave come: 5G, Intelligenza Artificiale, Idrogeno ed energie rinnovabili. Per realizzare il tutto verrà creata la nuova “Strategic Investment Facility”, usata anche per settori strategici come quello farmaceutico. Ci sarà anche una “Solvency Initiative” per aiutare le aziende ad essere meglio capitalizzate per affrontare la ripresa;

3. Rafforzamento programmi esistenti come il RescEu, ma ne verranno anche creati di nuovi come l’Health Programme. Alcune erogazioni saranno sotto forma di “grants”, ossia a fondo perduto, che si affiancheranno a quelle sotto forma di prestiti. Positivo anche che sarà possibile anticipare già a quest’anno una parte degli investimenti previsti all’interno del Recovery fund.

Ursula von der Leyen ha tracciato le linee guida per il nostro futuro. Le auto non sono un settore strategico, non più. Torneremo a muoverci come prima ma la mobilità sarà basata su energie rinnovabili, sull’idrogeno, su auto sempre più connesse e digitali dove 5G e Intelligenza Artificiale non saranno “accessori”. Fa il pari con il fatto che il nostro Decreto Rilancio, appena varato, non contiene incentivi per le auto (se non in modo residuale) ma privilegia altre forme di trasporto.

Ursula von der Leyen conclude il suo accalorato discorso con “long live Europe”, io aggiungo “R.I.P. old timer car”. Se ancora qualcuno avesse avuto dei dubbi.

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