Aveva omesso di comunicare all’Inps di essere stato condannato in via definita per reati che non gli avrebbero consentito di percepire il reddito di cittadinanza. In questo modo, il boss Vincenzo Barba, detto u Musichiere, è riuscito a percepire indebitamente 4.500 euro dal settembre 2019 a gennaio 2020.

Per questo motivo, Barba è stato denunciato dalla Guardia di Finanza mentre la Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha eseguito un decreto di sequestro preventivo del profitto illecito conseguito a seguito della commissione del reato.

Esponente apicale della cosca Lo Bianco-Barba, collegata alla famiglia mafiosa dei Mancuso di Limbadi, u Musichiere aveva precedenti penali per estorsione, sequestro di persona, ricettazione, truffa e usura. Inoltre, nel maggio 2010 la Corte d’Appello di Catanzaro lo aveva condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso e la sentenza era diventata irrevocabile nel dicembre 2011.

Vincenzo Barba, che oggi ha 68 anni, è stato coinvolto in diverse operazioni: dall’inchiesta “Robin-Hood” a “Nuova Alba” e “Flash”. A dicembre scorso è stato arrestato nel maxi-blitz “Rinascita-Scott” che ha consentito alla Dda di Catanzaro di stroncare la cosca Mancuso. Proprio in quest’ultima inchiesta era emerso che, dopo la morte di Carmelo Lo Bianco detto Sicarro, Barba aveva scalato le gerarchie della cosca e della “Società maggiore di Vibo Valentia, di cui sarebbe promotore, organizzatore e capo contabile. Un ruolo, quest’ultimo che il boss avrebbe svolto in sostituzione del defunto Raffele Franzé detto Lele u svizzeru.

Ritornando al reddito di cittadinanza, dopo gli accertamenti della Guardia di Finanza, il sequestro è stato disposto dal procuratore Camillo Falvo e dal sostituto Filomena Alberti che da mesi stanno eseguendo controlli per evitare che le somme possano andare a beneficio di boss mafiosi o altri appartenenti alle cosche.

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