A poche ore dai primi casi positivi di Codogno e Vo’ Euganeo, è scattato il piano sanitario per evitare contagi secondo i protocolli dell’Oms e pochi giorni dopo, a inizio marzo, quello che viene definito un “patto di ferro” tra direzione, operatori e famiglie per chiudere la struttura. Una strategia che ha salvato i 90 anziani ospiti, dai 60 ai 100 anni, della Rsa Casa di Marta di Prato, gestita dal consorzio Astir e convenzionata con la Asl Toscana Centro. Nei giorni scorsi, i test sierologici ai 90 ospiti della struttura hanno dato tutti esito negativo, in controtendenza rispetto a molti altri casi di Rsa messe in ginocchio dal Covid-19.

“Siamo la dimostrazione che con un po’ di attenzione e di rigidità, e sicuramente con un pizzico di fortuna, nelle Rsa si può stare sicuri anche nel bel mezzo di una pandemia”, dice a ilfattoquotidiano.it la direttrice della casa di riposo Casa di Marta, Veronica Cornaggia.

I protocolli di sicurezza e la chiusura – Lunedì 24 febbraio, dopo i primi contagi solo nella bassa Lodigiana, la direttrice Cornaggia e il direttore sanitario Andrea Piccini avevano deciso di avviare le procedure per mettere in sicurezza la residenza, tramite una serie di circolari consegnate ai 90 ospiti, 100 operatori e familiari: all’inizio tutti coloro che entravano erano obbligati alla sanificazione delle mani mentre sono stati interrotti tutti gli ingressi non necessari, la messa e tutte le attività ludico-ricreative che creavano assembramenti. La struttura ha fatto subito scorte di mascherine e guanti quando erano ancora disponibili: “Siamo stati previdenti”, continua Cornaggia. Poi durante l’emergenza ne sono arrivate altre dalla Regione e tramite le donazioni, ma il grosso è stato acquistato insieme alle prime disposizioni di sicurezza.

Poi, dal 3 marzo, la Rsa Casa di Marta ha chiuso i suoi cancelli a tutti i familiari e ai volontari. Chi entrava dall’esterno, in caso di emergenza, lo faceva solo dopo la sanificazione delle mani e la rilevazione di temperatura. Nessun dipendente viveva dentro la struttura, ma bastava un leggero raffreddore per impedire l’ingresso agli operatori. “In una prima fase anch’io e il direttore sanitario Piccini abbiamo evitato di andare in struttura per non essere potenziali fonti di contagio ­– continua Cornaggia – anche il personale è stato ammirevole: non andavano a fare la spesa e mandavano i familiari, per non mettere in pericolo gli anziani”.

I test: tutti negativi – La chiusura della struttura è stata accettata da ospiti e parenti, consapevoli della situazione drammatica di tutta Italia: “Non abbiamo avuto nemmeno un reclamo di un parente, e non è poco, perché ci stavano affidando i loro familiari – racconta Cornaggia – quando abbiamo iniziato a capire che le cose sarebbero andate per le lunghe, abbiamo iniziato con le videochiamate: tutti i giorni gli ospiti sentono e vedono i propri parenti. Gli ospiti invece si sono sentiti protetti e nessuno si sta lamentando: qualcuno in questo periodo ci chiede quando potrà uscire e incontrare i familiari, ma poi capisce la gravità della situazione”.

Nel mese di marzo qualche ospite ha avuto la febbre ma, in ospedale, i tamponi sono sempre stati negativi. Lunedì scorso poi sono stati fatti i test sierologici previsti dalla Regione Toscana su tutte le Rsa del territorio: tutti e 90 gli ospiti sono risultati negativi. “Anche la presidente del comitato dei familiari, Silvia Mancini, elogia la struttura e racconta che “all’inizio le famiglie erano preoccupate ma abbiamo tutti capito che le iniziative prese erano necessarie. I risultati ci hanno dato ragione”.

La strage nelle Rsa toscane – Secondo i dati di fine aprile, i morti accertati per Covid-19 nelle Rsa toscane sono 190, ma è un numero ampiamente sottostimato considerando che vengono conteggiati solo coloro a cui è stato fatto il tampone. Secondo i dati rivelati dall’assessore alla Sanità, Stefania Saccardi, in risposta a un’interrogazione della Lega, i morti nelle Rsa della sola Asl Toscana Centro (Firenze, Prato e Pistoia) dall’1 gennaio al 15 aprile sono stati 593, per qualsiasi causa, mentre secondo i dati della Asl dei 339 morti per covid-19, ben 115 (il 33%) sono avvenute nelle residenze per anziani. In tutto il territorio regionale sono state aperte delle inchieste della magistratura di Arezzo, Firenze, Prato, Lucca e Grosseto per individuare se ci siano stati illeciti nella gestione e nella sicurezza delle strutture.

@salvini_giacomo

*Foto d’archivio

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