Una trimestrale dolorosa, quella di Fca. Che come gli altri costruttori non si salva dall’effetto Coronavirus. Il gruppo italo-americano, in una nota, ha spiegato che a causa della pandemia e del conseguente lockdown le consegne globali sono calate del 21%, fermandosi a quota 818.000 veicoli. Di conseguenza, i primi tre mesi del 2020 si sono chiusi con una perdita netta di 1,7 miliardi di euro, con una diminuzione del 16% su base annua dei ricavi, che ammontano a 20,567 miliardi.

Unica nota positiva, oltre all’Ebit adjusted, viene dalla liquidità disponibile, che a fine marzo è di 18,6 miliardi di euro. Ma da qui a giugno 2020 le cose andranno peggio, come spiega il direttore finanziario Richard Palmer: “il secondo trimestre sarà il peggiore dell’anno, perché avremo Ebit e cash flow industriale negativi”.

Il compito di dare speranze a investitori, mercato e lavoratori (della cui salute l’azienda si è detta preoccupata da subito) è toccato al numero uno di Fca, Mike Manley: “La pandemia ha avuto e continua ad avere un impatto significativo sulle nostre attività. Abbiamo lavorato in sintonia con tutti gli stakeholder coinvolti per formulare ed implementare robusti piani di riavvio della produzione e delle vendite non appena i governi nelle varie giurisdizioni lo consentano. Ho piena fiducia che, grazie all’esperienza dei nostri leader e alla dedizione dei nostri dipendenti, saremo in grado di attraversare questa crisi emergendone ben posizionati per crescere e prosperare”.

Riguardo alla questione più importante sul tavolo dopo la ripresa delle attività, ovvero la fusione con i francesi di Psa, Manley ha chiarito che le operazioni procedono spedite e senza ritardi: “le condizioni dell’accordo non sono cambiate. Restiamo impegnati a concludere la fusione entro la fine del 2020 o l’inizio del 2021″.

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