Cosa c’entrano la piazza in rivolta di Santiago del Cile (novembre 19) con una distribuzione un po’ avventurosa di ortofrutta gratis nel cortile di case popolari a Torino? La risposta non è poi tanto difficile. E’ un po’ come chiedere: cosa c’entrano i volti coperti e/o mascherati dei giovani che si vogliono proteggere dai gas lacrimogeni con le varietà di mascherine chirurgiche o Ffp2-3 imposte nell’emergenza coronavirus?

In ambedue le occasioni, a poca distanza temporale, mi sono imbattuto in una espressione che personalmente non uso mai, forse perché la trovo un po’ troppo militaresca: la prima linea, sentirsi in prima linea. Primera Linea è il nome che è stato dato al servizio d’ordine improvvisato dei tumultuosi raduni cileni in plaza Italia/plaza Baquedano, ribattezzata plaza de la Dignidad. Composta da ragazzi del genere antagonista/rivoltoso, la “Primera Linea” ha avuto un ruolo anche mediatico e simbolico molto importante nei mesi di movimento che si sono poi bruscamente interrotti con l’irrompere della emergenza coronavirus anche in Cile (sto parlando del grande movimento spontaneo chiamato Estallido Social che ha rivoluzionato l’agenda politica cilena e che stava portando a un referendum per rifare la Costituzione.)

Venendo a noi, invece, sono rimasto colpito dalla coincidenza linguistica quando ho chiesto al promotore di un comitato spontaneo di distributori di cibo nelle case popolari di via Maddalene a Torino di scrivere la sua esperienza: “Non nascondo che anche io provai paura quando vidi le persone in fila, sentii una sensazione di vuoto che non avevo mai provato: è forse la sensazione che provano le persone che stanno in prima linea?”.

Del resto si è parlato di “prima linea” per l’impegno del personale sanitario e socio assistenziale, esposto al virus per salvare la popolazione che “resta a casa”.

Tornando alla “Primera Linea” di Santiago del Cile, non sono mancati, da parte di alcuni degli stessi protagonisti, i tentativi di mettere in diretta relazione la lotta contro il sistema cileno con quella contro il virus. Ecco per esempio immagini di un pubblicizzato intervento di disinfestazione della metropolitana.

Nel video, sottotitolato, dicono che loro sono il popolo dalla parte del popolo, che fanno ciò che il Governo non ha ancora fatto (disinfettare i vagoni), che la gente si ricorderà di loro e tornerà in piazza con loro. Non sfugge, al nostro sguardo di paese colpito più e prima del Cile, la ingenuità di una “sanificazione” fatta con poco rispetto delle distanze e coi passeggeri quasi tutti senza mascherina. Ma il passaggio dalla maschera antilacrimogeni alla mascherina antiCovid è significativo e anche un po’ spassoso.

In questi ambienti “movimentisti” cileni il brusco arrivo della quarantena spesso non è stato accettato, è stato contestato come imposizione. Diversa è stata invece la reazione del giovane fotografo Johan Alegria, con il quale sono in contatto per la presentazione delle sue foto sulla “Primera Linea” a Berlino e Torino, non appena sarà possibile. Johan è di origine peruviana, per vivere fa anche il rider porta-pizze e ha sviluppato una sua riflessione per tranquillizzare i compagni movimentisti che scalpitano sotto il “giogo” della quarantena.

Ecco il video (i sottotitoli partono dopo 15 secondi) ed ecco la traduzione italiana:

Sorella fratello respira
lascia l’ira lasciala liberala traspira
che non sia un enigma quello che viviamo nella nostra vita
Non tutto è da rompere e spezzare
Tiranni distruggono la terra, tu cospira
Se preghi che sia per rompere quelli là sopra
Non potremo uscire, usalo a tuo favore
Ispira, siamo sognatori questo è il tuo sguardo
Non è l’ora di arrendersi di piangere o di annoiarsi
Non dimentichiamo che siamo sempre apprendisti
Non bisogna dormire, né che la immaginazione si paralizzi
solo lascia che la mente si dispieghi
Non c’è strangolamento né dittatura
Una restrizione non farà che l’arte rimanga muta
Si trasforma e si conforma per liberare la mente non il corpo
non c’è altra forma
La nostra essenza è creare non distruggere
Altrimenti si ottiene solo di essere più infelici
Questo è il momento di pensare come redimere
Continuare a lottare da dentro e non fuggire
Essere liberi di pensare di ridere e di sognare
Di sentirsi forti, approfittare del momento
Il tempo passa la vita passa
Alla fine non sarai giovane per sempre
Così che dalla mia stanza ti aspetterò con molta ansia
sapendo che si combinano tempo e costanza
Ricorda l’apprendimento è il miglior guadagno
Buona fortuna e un saluto “dalla distanza”

Memoriale Coronavirus

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