Almeno una cosa buona l’ha fatta il pessimo Covid19. Ci ha evitato il florilegio di notizie para-pseudo-meta scientifiche/complottistiche che inesorabilmente si verifica quando sassi, più o meno grandi, sfrecciano nelle vicinanze della Terra.

29 aprile ultimo scorso. Siamo stati visitati da 1998OR. Sasso grande abbastanza da generare un cratere d’impatto del diametro di circa 10 chilometri e sollevare una nuvola di polvere tale da oscurare l’intero pianeta. Mettendo a rischio i raccolti per almeno tre-quattro anni. Largo circa un chilometro e mezzo (non si può parlare di diametro perché gli asteroidi non sono di norma sferici). Viaggia a circa 32.187 km/h. Percorre la sua orbita intorno al Sole in 3,7 anni.

Questa volta è passato a circa 6,5 milioni di chilometri dalla Terra. Più o meno 17 volte la distanza fra il nostro pianeta e la Luna. Quando ripasserà nel 2078 sarà molto più vicino. Un milione di chilometri. Meno di tre volte la distanza Terra-Luna. Gli astronomi non sono in grado di calcolare dove sarà fra cent’anni. Forse troppo vicino.

Nulla di straordinario. Niente di eccezionale. Ogni anno dozzine di asteroidi, grandi abbastanza da provocare devastazioni a scala regionale, passano a una distanza inferiore agli 7,5 milioni di chilometri (0,05 AU, unità astronomiche). Questa distanza è considerata il limite di avvicinamento per asteroidi potenzialmente pericolosi. Sono quelli con una larghezza superiore ai 140 metri e le cui orbite intersecano quella terrestre. Ne sono stati conteggiati circa 2.078. Le più recenti osservazioni, compiute con il telescopio spaziale Wise (Wide-field Infrared Survey Explorer) fanno crescere la stima a 4.700.

Solo per metà di essi abbiamo informazioni sulle loro orbite e caratteristiche fisiche. Queste valutazioni implicano che statisticamente si è colpiti da un asteroide che fa danni a scala regionale ogni 200-300 anni, da uno di un chilometro di larghezza che provoca catastrofi continentali ogni milione di anni e da uno di cinque chilometri che genera un cataclisma globale ogni dieci milioni di anni.

Attenzione, affermare che un evento può verificarsi ogni dieci milioni di anni non vuol dire che accadrà fra 10 milioni di anni. Magari l’anno prossimo… Il 23 marzo 1989 l’asteroide 4581 Asclepius mancò la Terra di 684mila chilometri. Passò nel punto esatto dove era la Terra sei ore prima. Andò bene. Andò alla grande anche il 27 giugno 2011, quando l’asteroide 2011MD, individuato solo cinque giorni prima, è passato a 12mila chilometri dalla Terra. Molto pochi. Nel 2027 1990MU, grosso asteroide di circa 3,2 chilometri di larghezza, passerà entro 5 milioni di chilometri dalla Terra.

Tranquilli. Per i prossimi secoli nessuno di questi grandi oggetti colpirà la Terra. Peccato però che ci siano quelli piccoli. Solo il 30% del totale è stato catalogato: la stima parla di 25mila oggetti. Piccoli, ma pericolosi. KEF-2013 aveva una larghezza di soli 20 metri. Massa stimata: fra le 7 e le 10mila tonnellate. Velocità stimata al momento del contatto con l’atmosfera: 54mila km/h. Alle 9:13 del 15 febbraio 2013 esplose fra i 30 e i 50 km dal suolo, sopra la città russa di Čeljabinsk, liberando un’energia stimata in 500 chilotoni (un chilotone è l’energia rilasciata dall’esplosione di mille tonnellate di tritolo; la bomba nucleare rilasciata su Nagasaki aveva una potenza stimata in 21 kt). Rimasero ferite 1491 persone e 7200 edifici vennero danneggiati dall’onda d’urto. Nessun radar lo aveva visto arrivare…

Due sono le cose da fare per proteggersi. La prima è sapere quanti e dove essi siano. Nulla di complicato. Abbiamo gli strumenti di osservazione, i protocolli, le metodologie. Solo questione di tempo e di denaro. La seconda è fare in modo che non impattino la Terra. Facile a dirsi, meno a farsi, ma possibile.

Presentiamo la missione Dart, Double Asteroid Redirection Test, ovvero esperimento per reindirizzare asteroide binario. Strategia: sbattere mezza tonnellata di veicolo spaziale (immaginate un grosso frigorifero), sulla micro-luna “Didymoon” (152 metri di larghezza), dell’asteroide binario Didymos (grande 800 metri) per vedere l’effetto che fa. Lancio previsto: luglio 2021. Impatto previsto: ottobre 2022 a circa 11 milioni di chilometri dalla Terra. Complimenti per la mira.

Didymoon ha più o meno la taglia di un asteroide in grado di cancellare una città. Con un telescopio terrestre si è in grado di misurare la durata della sua orbita intorno a Didymos (in greco vuol dire gemelli. Essendo un asteroide binario…). L’impatto di Dart, a circa 24mila chilometri all’ora, dovrebbe modificare l’orbita di Didymoon in modo tale da ridurne il periodo di 12 ore fino a circa 7 minuti. Una grandezza facilmente osservabile dalla Terra con la necessaria precisione.

A dire il vero, la missione viene considerata di successo se il periodo cambia anche solo di 70 secondi. Comunque facilmente misurabili. Poco prima dello scontro finale, il veicolo spaziale rilascia una telecamera della dimensioni di una scatola di scarpe, progetto e fabbricazione a cura dell’Agenzia Spaziale Italiana, per registrare cosa accade e trovare risposta a una serie di domande. Si genera un cratere di impatto? Ci sarà una pioggia di detriti? Oppure non succede nulla? La struttura e resistenza del materiale dell’asteroide che ruolo giocano? Quale deve essere l’angolo ottimale di impatto?

Comunque, nel 2026 Didymos verrà visitato dal veicolo spaziale Hera, costruito e lanciato dall’Agenzia Spaziale Europea Esa sia per misurare le conseguenze dell’impatto, sia per verificare le tecnologie di guida autonoma. Un veicolo senza conducente, insomma. Spaziale invece che terrestre.

Se i risultati saranno quelli attesi, allora l’impatto cinetico può essere un buon modo per gestire gli asteroidi piccoli. Se si riuscisse a cambiare il periodo orbitale di Didymoon, si riuscirebbe anche a modificare la traiettoria di un piccolo asteroide. Le misure effettuate diranno di quanto.
Cosa fare con quelli grandi? Sganciare un ordigno nucleare a un’altezza tale da vaporizzare parte della superficie e spingerlo in direzione diversa? Fare esplodere l’asteroide in pezzi più piccoli? Tutto ancora da definire.

Buon senso suggerisce che la strategia di deflessione ottimale debba essere funzione dell’oggetto da deviare e dal tempo a disposizione. Per sapere quale funziona, l’unico approccio possibile è quello del budino. Per sapere se è buono occorre assaggiarlo. Occorre provare.

C’è solo da sperare che il cambiamento climatico e la pandemia in corso abbiano insegnato la lezione: solo la preparazione, per quanto limitata, può consentire la gestione e la risoluzione del problema. Già, c’è solo da sperare.

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