“Credo che nelle situazioni di emergenza l’espressione e lo sviluppo della resilienza dell’organizzazione richiedano alcune attitudini come lavoro di squadra, trasparenza della comunicazione, capacità di ‘rivedere il già visto”, chiarezza di obiettivi”.

Non ci troviamo nel Consiglio di amministrazione di una grande impresa, ma a colloquio con Maria Gabriella Lusi, che da poco meno di un anno dirige Le Novate, la Casa Circondariale di Piacenza, dove la situazione sanitaria e di sicurezza sono sotto controllo.

Ogni carcere è un mondo a sé, i recenti tumulti scatenati in molte carceri italiane, ma anche in varie parti del mondo, non hanno colpito allo stesso modo gli istituti penitenziari. Ci sono state distruzioni e anche morti.

Nonostante da più di 10 anni Vivere con Lentezza, operi a Piacenza, Pavia e Lodi, con puntate a San Vittore, Bollate, e al Minorile Beccaria di Milano, continuo ad avere delle difficoltà a capire quali siano stati i fattori che hanno determinato un andamento molto differenziato, a Piacenza i danni sono stati praticamente inesistenti.

Quando parliamo di carceri la parola che più viene ripetuta è sovraffollamento, immaginate che cosa può aver voluto dire recepire e contestualizzare le norme che progressivamente sono state introdotte avendo come obiettivo non solo la salute delle persone ristrette, ma anche di quanti ogni giorno operano fra queste mura.

Il carcere è un luogo in cui la parola ha ancora un grande valore, e quindi l’ascolto e il dialogo, l’interlocuzione, con le rappresentanze dei detenuti sono stati determinanti, per cogliere gli umori, le difficoltà, le sintomatologie, anche attraverso un servizio ad hoc, come spiega il direttrice: “I detenuti, con poche eccezioni, hanno capito la situazione e dimostrato senso di responsabilità, apprezzando le iniziative adottate per favorire i contatti con le famiglie, come i video colloqui o l’ampliamento delle telefonate”.

Non tutto è andato bene, ma se si tiene conto che Piacenza è stata dichiarata Zona rossa e che, come ben sanno gli operatori carcerari, un carcere è parte del suo territorio, estremizzando mi sento di affermare che Le Novate sono andate in controtendenza rispetto a città e provincia (ndr).

La popolazione carceraria italiana è composta in misura molto ridotta da donne: “Le detenute in particolare manifestano adesione consapevole e pacifica (seppur ovviamente sofferta) alle misure introdotte”.

Riflettendo su questa affermazione mi accorgo che nelle Case Circondariali in cui stiamo operando la direzione è affidata a delle donne, ma questa riflessione non può certo risolvere il quesito iniziale. “Il nostro Istituto ha sofferto per mille comprensibili ragioni in questo periodo – mi spiega la direttrice – ma ha anche espresso tante importanti virtù: l’impegno dello staff Direttivo e della Polizia Penitenziaria, in prima linea nella gestione dell’emergenza, è stato in diverse situazioni riconosciuto dagli stessi detenuti, ed è questa a mio avviso la sintesi più efficace della sicurezza penitenziaria in tempi di emergenza’.

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