Cara Pizza Napoletana,
ti scrivo e ti compatisco. Sei anche tu vittima inerme del coronavirus. E non perché ci sia stato il salto di specie dal pipistrello alla bufala. Anzi, tu vittima al quadrato perché sei caduta trafitta, nella tua terra d’origine, dagli impietosi “lanciafiamme” di De Luca. Ma almeno sei stata in buona compagnia, direi gourmet, con pastiera e colomba. E’ stata una Pasqua e sarà una “Liberazione” a basso contenuto di colesterolo. Eppure a Napoli l’onda d’urto della peste biologica è stata contenuta, ad oggi solo un paio di contagi. Anche grazie al ritrovato senso di disciplina dei napoletani con lo spauracchio di multe più salate del casatiello, altra grande rinuncia di pancia. Ieri, finalmente una piccola concessione, il 27 aprile finisce l’embargo della pizza da asporto.

Pizza mia, proprio oggi ti ho confrontato con una sbiadita pizzetta milanese. Per dirla con Eduardo De Filippo, era una focaccia con pomodorini e spruzzata d’origano. Visto le restrizioni, a me è sembrata buonissima. Pensa alle 7.30 ero già davanti al fornaretto per evitare la fila. Fanno entrare una persona alla volta, tutti abbardati come se si andasse sulla luna. Andavo semplicemente a comprare il pane, una volta alla settimana. Roselina Salemi, donna del sud trapiantata a Milano, si è attrezzata per farsi il pane a casa. Beata lei.

Fontana non ci ha provato neanche a chiudere le panetterie. E mentre Zaia ha portato il Veneto fuori dall’emergenza Fontana e Gallera, assessore alla Sanità, impastano decreti confusi. Pizzerie serrate al pubblico, come è giusto che sia, ma, perché tu, Pizza Verace che sei pure diventata Patrimonio dell’Umanità, hai pagato il conto di chi non riusciva a fare scendere la curva. Invano le richieste di Gino Sorbillo e di Fresco di fare i porta vivande a domicilio. Pensa che Fresco nelle sede milanese consegna a casa la pizza calda e fumante e a Napoli no. Sarebbe solo un modesto rimborso dello stratosferico mancato guadagno per il lockdown.

“Facciamo chiarezza. Sono irascibile alle fesserie – ieri De Luca a Porta Porta – Pieno rispetto delle filiere alimentari”. Ma chi si aspettava un duello con Fontana dopo l’outing: se apre la Lombardia, chiudo la Campania, è rimasto deluso. Tra i due governatori sembrava scoppiata la pace.
Lo sanno anche pizza e pizzaiuoli che le regioni non vanno trattate tutte allo stesso modo e lo dico contro i miei interessi visto che sono “blindata” a Milano. Guglielmo Vuolo ha pizzeria 4A di Margellina serrata, ma quella di Verona fa delivery. “Lavoro, con il freno a mano tirato, ma almeno i miei dipendenti possono avere uno stipendio a fine mese”, a denti stretti Guglielmo. Povera pizza che tutto il mondo ci invidia, sei stata penalizziamo oltremisura.

Con tutto il rispetto dell’infanzia, costretta ai domiciliari prolungati, non credo che in sei/sette settimane si prevede una crescita esponenziale del pupo da dovergli rinnovare il guardarobino. In sincerità, bermuda e t-shirt non mi sembrano una primaria necessità. I portafogli vuoti di chi non lavora più nelle filiere della ristorazione, quelli sì che sono una necessità.
Lo stesso vale per parrucchieri a domicilio che potrebbero arrangiarsi con qualche appuntamento casalingo, sempre nel rispetto delle di sicurezza sanitaria. Erano quelle che una volta si chiamavano capere che tra un shampoo e una messa in piega raccoglievano le confidenze delle signore e le riciclavano nei successivi appuntamenti.

P.S. Stiamo imparando un po’ tutti strada facendo. Caro sceriffo De Luca, come pensi di comportarti con i napoletani che si sono messi in auto/isolamento a Milano, senza scappare al sud.
Quando ce lo farai rivedere?
Firmato: la tua pizza co ‘ a pummarola n ‘cop.

pagina Facebook di Januaria Piromallo

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