Un giorno nel regno di “Ia” tutte le strade si fecero vuote. Poes ia e Allegr ia non sapevano più che pesci prendere! ‘Nessuno ci ascolta più – disse la prima – anche i media ci ignorano, tanto si parla di Pandem ia e Malatt ia che a noi non ci fila più nessuno’. ‘E’ vero – le fece eco Allegr ia – che sono quelle facce tristi?’ gridava col megafono al centro della piazza di Ia. ‘Io davvero non vi riconosco cittadini di Ia’… ‘Ia ia oh’ le fece eco Fattor ia che delle parole in ‘Ia’ aveva scritto l’inno nazionale.

Da un lato seduti al bar Pandem ia e Malatt ia gongolavano sorbendosi un bell’aperitivo, ma quel giorno neppure Allerg ia voleva starli ad ascoltare, era successo, infatti, che impauriti tutti si erano rintanati nelle case, avevano chiuso tende e imposte e da lontano si sentiva solo il battere dei denti di paura come una specie di macchina da scrivere: ta-ta-ta-ta-ta.

La visione si fece ancora più tetra perché al centro della piazza rimasero solo Allegr ia e Poes ia. Il sindaco della città, tale Aritm ia, era agitatissimo, girava per strade e campagne imponendo a tutti di tornare a casa, che un grave pericolo incombeva sulla città di Ia ed era buffo perché il cellulare gli squillava in continuazione e le sue due mogli pretendevano che tornasse ora a casa di una ora a casa dell’altra… e lui tutto arrossato e sudato sbuffava e si pentiva di aver concesso – in verità per suo stesso piacere – la bigam ia nel regno di “Ia”.

La notte calò, le strade si fecero deserte, qualche cane latrava in lontananza interrompendo i fischi dell’ambulanza, tutti erano presi da una strana mal ia, tristi, annoiati, perché il direttore dell’ospedale, un certo Anestes ia, aveva fatto mettere a tutti una strana mascherina verde, lui certo, sì, ne avrebbe giovato – che aveva il grugno come quello di un maiale – ma gli altri?

Poller ia che da tutti era considerata la più vanitosa e per non parlare di Maceller ia, che stava davvero bene in carne, si erano incavolate, ma niente, neppure Pescher ia che era stata sorpresa a pescare delle pelose sul lungomare si era potuta ribellare. Aritm ia era stato chiaro: si esce da casa solo per andare in ospedale… in latter ia e al supermarket!

Ma qual era davvero il pericolo incombente nessuno bene ancora lo sapeva… Certo c’erano le voci di Pandem ia e Malatt ia su una specie di virus invisibile, ma la gente non ci credeva più di tanto… “E se arrivassero anche gli Ufo?” proponeva Aritm ia. No, gli faceva eco Bug ia che di solito le sparava grosse. “Insomma dobbiamo tenerli tutti a casa, un modo ci sarà pure! Solo così la batterò!”

Per capire ciò che stava accadendo ad “Ia” bisogna fare un passo indietro, perché tra circa un mesetto ci sarebbero state nuove elezioni e l’avversario di Aritm ia, era fortissimo, tale Gio ia, i suoi discorsi ti mettevano il buon umore, era simpatico e tutti gli volevano bene. Quando il sindaco stava morendo di rabbia, uno spunto gli venne da un discorso di Filosof ia, – certo chi lo capiva quello…! – ma stavolta forse l’aveva azzeccata.

Se tutti se ne stavano chiusi a casa loro, avrebbe vinto Malincon ia, alleata di Aritm ia. Così il sindaco aveva chiamato Pandem ia e Malatti ia promettendogli un assessorato, e Bug ia che sarebbe diventato il vicesindaco e il piano “Tutti a casa m ia” (che poi in realtà tutti dovevano stare nelle case loro, ma così non faceva rima) era scattato e funzionava, di Gio ia neppure più a sentirne parlare!

Le elezioni si avvicinavano Allegr ia e Poes ia stavano rintanate in casa quando alla prima venne un’idea. ‘Ho una cugina che forse ci può aiutare’; così la chiamarono. Mag ia arrivò ad Ia il giorno dopo. l’accompagnò la sua amica Ferrov ia, era piena di bagagli, bacchette magiche, conigli nelle gabbie, tube smoking, e a vederla così ad Allegr ia venne già da ridere, ed era un buon segno.

“No, no questa volta niente tube e cilindri e ragazze tagliate, qui ci vuole un incantesimo bello e buono, prima di tutto pensiamo a sistemare Pandem ia” e così Mag ia trasformò tutte le seconde e in a, Pandem ia divenne Panda mia, e ve la immaginate con il pelo bianco e nero e con la faccia da orsetto goffo! Che davvero non faceva più paura a nessuno e… giù risate!

Quella immagine divenne virale, andava di smartphone in tablet… e il viso della gente cambiò, rideva di gusto e a qualcuno venne persino voglia di scrivere una bella poes ia. Pure Malatt ia a vedere quel goffo Panda rischiò davvero di morir dal ridere e se ne andò da sola, dicendo che, però, qualche volta sarebbe tornata. Che dirvi… Gio ia vinse le elezioni, la gente ritornò all’aria aperta, tutti tranne Aritm ia, naturalmente, per lui Prigion ia costruì una cella piccola piccola che condivise con le sue due moglie Gelos ia e Ister ia. Sapete che allegr ia!

Memoriale Coronavirus

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Coronavirus, la quarantena fa impennare il cyberbullismo: alla Fondazione Carolina segnalazioni 6 volte tanto la media

next
Articolo Successivo

Coronavirus, la storia del reddito universale di base comincia in un piccolo villaggio inglese

next