Dall’India passando per il Qatar e la Cina fino a Malpensa, dove il cargo con 24 milioni di mascherine acquistate dallo Stato a 15,8 milioni di euro non è mai arrivato, mentre gli ospedali aspettavano e Antonello Ieffi rassicurava Consip. È lungo e tortuoso il viaggio del carico fantasma di dispositivi di protezione individuale che la centrale acquisti della pubblica amministrazione aveva commissionato alla società agricola Biocrea, accorgendosi poi che l’operazione non sarebbe andata a buon fine e quindi presentando un esposto in procura per fermare l’imprenditore 42enne, ora in carcere con le accuse di turbativa d’asta e inadempimento di contratti di pubbliche forniture. La genesi e le falle dell’operazione di Ieffi, definita dal indagini preliminari Valerio Savio “una puntata d’azzardo giocata sulla salute pubblica”, sono tutte ricostruite nelle carte che l’ad di Consip, Cristiano Cannarsa, ha consegnato al procuratore aggiunto Paolo Ielo.

I soci italiani della società qatarina – Carte nelle quale compaiono anche due soci di Ieffi – non indagati – che sono volti già incappati in vicende giudiziarie, Valentino Loforese e Simone Acquaviva. Entrambi detengono il 16% della E-Building Trading Wll, società di diritto qatarino di cui Ieffi ha in mano il 17 per cento, che dell’affare è stato intermediario. “Dalle verifiche condotte da Consip”, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, Loforese ha precedenti per cocaina e anabolizzanti che risalgono al 2008. Acquaviva, commerciante d’auto leccese, è stato indagato – e recentemente prosciolto dal giudice per l’udienza preliminare – insieme al fratello Bruno per “riciclaggio aggravato dal favoreggiamento della mafia” in un’inchiesta sulla gestione della Banca di credito cooperativo di Terra d’Otranto condotta dalla pm della procura di Lecce, Carmen Ruggiero, con carabinieri del Ros e la Guardia di finanza.

Dall’India all’atterraggio (mai avvenuto) a Malpensa – Prima del Qatar, l’operazione “spregiudicata e temeraria” di Ieffi spazia dall’India alla provincia di Reggio Calabria. Inizia il 12 marzo quando la società Biocrea, la cui ragione sociale è legata alla “coltivazione di fondi”, si aggiudica la gara per la fornitura di mascherine. Ha l’obbligo di far arrivare entro 3 giorni dall’ordine un primo carico di 3 milioni di pezzi. Così il 16 marzo Consip inizia bussare alla porta dell’imprenditore originario di Cassino. Le risposte di Ieffi – che ufficialmente ha ceduto a febbraio la sua carica di amministratore unico a Stefania Emilia Verduci, 40enne di Melito di Porto Salvo, ritenuta una prestanome dagli inquirenti – non convincono. Assicura che c’è un volo già programmato della Asiana Cargo in partenza da Guangzhou Baiyun. Atterraggio previsto, via Seul, a Milano Malpensa il 17 marzo alle 17.55.

E l’Agenzia delle Dogane non trovò le mascherine – Nell’esposto l’ad Cannarsa spiega di aver appurato che le mascherine di “produzione cinese” sono state vendute alla Biocrea dall’indiana Audra Health Tech Private Ltd, “attraverso l’intermediazione” di due aziende, “distributor”: la E-Building Trading Wll, di cui è socio Ieffi insieme a un cittadino qatariota e ai due italiani Loforese e Acquaviva, e la E-Building Spa. Quando Consip insiste, Ieffi parla di “impossibilità di confermare il pagamento dai nostri conti correnti di Doha” per “i motivi di forza maggiore scaturiti dalle ordinanze ivi emesse dagli organi governativi a favore del nostro fornitore”. Ma indica il punto in cui il materiale è stoccato. Peccato che il funzionario dell’Agenzia delle Dogane, spedito nell’aeroporto di Guangzhou, non abbia rintracciato alcun carico di mascherine che avrebbero dovuto essere smistate agli operatori sanitari impegnati negli ospedali.

L’esposto e lo stop all’assegnazione – È la chiave di volta. Consip approfondisce gli accertamenti e scopre che la società Biocrea aveva “pregresse posizioni debitorie per violazioni tributarie, per oltre 150mila euro nei confronti dell’Erario e non dichiarate in sede di procedura dalla società”. Una situazione sufficiente per escluderla dalla procedura e l’annullamento in autotutela da parte di Consip. Cannarsa perde carta e penna e il 25 marzo scrive alla procura di Roma. Due settimane dopo, Ieffi è in carcere. Per il gip Savio ha creato “un danno grave alla salute pubblica” e “fatto perdere giorni preziosi” nell’acquisto delle mascherine.

AGGIORNAMENTO
Con riferimento alla vicenda giudiziaria risalente al 2008, si precisa che il Tribunale di Sorveglianza di Lecce il 12 gennaio 2016 ha concesso l’invocata riabilitazione a Valentino Loforese, non indagato nell’inchiesta a carico di Antonello Ieffi

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