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di Fabio Coglitore, infermiere

Nei miei precedenti interventi ero stato abbastanza critico sull’inspiegabile ritardo della Svizzera, paese in cui vivo e lavoro, sul contrasto al coronavirus. Questa settimana, però, sono arrivate sostanziali e concrete misure che, oltre a portare risultati a breve termine, permetteranno di ridurre in breve tempo il rischio di sovraccarico degli ospedali.

Ecco, di seguito, cosa è stato fatto:

Fase 1: rendersi conto che i medici di medicina generale sono il fondamento, la base su cui investire. Lo stato di Vaud ha quindi contattato tutti gli studi disponibili e, nel giro di qualche giorno, ha fornito ogni sorta di materiale necessario. In più, ogni equipe è stata rafforzata con almeno un medico, la maggior parte neo laureati, e un infermiere.

Fase 2: la nuova squadra si occuperà di contattare per primi tutti i pazienti a rischio, individuando sul nascere eventuali sintomi.

Fase 3: tutti i pazienti che manifestano sintomi vengono sottoposti a tampone. Per avere una diagnosi in meno di 24 ore, sono state concordate convenzioni con laboratori privati. I pazienti sottoposti a test, ovviamente, sono obbligati a una quarantena preventiva in attesa del responso.

Fase 4: a chiunque risultasse positivo viene fornita un’assistenza telefonica tre volte al giorno e una visita medica al variare dei sintomi. Ai pazienti con sintomatologia maggiore viene fornito un saturimetro e le medicine per la cura con estrema celerità, grazie anche al supporto delle farmacie.

Risultato? Più pazienti positivi diagnosticati, minori complicazioni, tasso di guarigione (dopo doppio tampone negativo) molto alto. Perché, in fondo, si sa che prevenire è meglio che curare.

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