Cautela massima. Perché per dire se il Tocilizumab, il cui sui studio sui pazienti con Covid 19 è stato autorizzato dall’Aifa il 17 marzo scorso, è davvero efficace contro le reazioni scatenate nel sistema immunitario da Sars Cov2 si dovranno attendere i risultati dello studio. Ma la cronaca registra che una donna trattata con l’antiartrite, che era già stato usato in Cina ma adottato dagli ospedali dei Colli di Napoli, ha lasciato è tornata a casa. Si tratta di una 59enne, ricoverata in gravi condizioni all’ospedale Cotugno di Napoli per una polmonite da Covid-19 a inizio marzo. Il 13 marzo è stata trattata con il farmaco, utilizzato nell’ambito di una sperimentazione nata dalla collaborazione tra l’Azienda ospedaliera dei Colli, alla quale fa capo l’ospedale per le Malattie infettive Cotugno, e l’Istituto nazionale tumori Pascale di Napoli.

Le sue condizioni sono subito migliorate e oggi ha lasciato il reparto Malattie infettive ad indirizzo respiratorio, diretto da Roberto Parrella. “È un ulteriore segnale di attività del farmaco”, spiega Paolo Ascierto, l’oncologo del Pascale che per primo in Italia ha avuto l’intuizione di usare il farmaco noto per gli effetti collaterali dell’immonuterapia per le complicanze della polmonite da Coronavirus. “Resta tuttavia il cauto ottimismo”, ammonisce l’oncologo. È cauto anche Vincenzo Montesarchio, dell’ospedale Monaldi, benché non nega che “ottimi segnali vengono dagli altri pazienti trattati”.

La malattia scatenata dal coronavirus provoca quello che gli esperti chiamato distress respiratorio elevato ovvero una difficoltà a respirare che impone quindi nei pazienti il supporto respiratorio con ossigeno e caschi e nei casi gravi il ricovero in terapia intensiva. Le condizioni critiche dei pazienti non sono solo dovute alla al virus, ma anche a una reazione eccessiva del sistema immunitario che, in alcuni casi, diventa causa stessa di danno e di progressione dei sintomi. Il farmaco in questione modifica la risposta immunitaria, placa il caos che i medici chiamano “tempesta di citochine”, proteine che regolano la migrazione delle cellule immunitarie l’infezione e uno stato infiammatorio che causa danno del tessuto a livello dell’interstizio del polmone. Non è una cura per il virus, ma sembra aiutare i medici a tirar fuori dai reparti di terapia intensiva i pazienti.

Nello studio chiamato Tocivid sono previsti due gruppi di pazienti, ma il trattamento sarà uguale per tutti. Il primo (studio di fase 2) verificherà una ipotesi di riduzione della mortalità a un mese. Saranno trattati 330 pazienti ricoverati per polmonite che mostrino i primi segni di insufficienza respiratoria o che siano stati intubati entro le ultime 24 ore. Il secondo gruppo (raccolta dati o studio osservazionale) è stato concepito con l’obiettivo di migliorare le modalità di gestione dell’emergenza in corso e includerà i pazienti già intubati da oltre 24 ore e i pazienti che siano già stati trattati prima della registrazione sia intubati che non intubati. Il numero di questi pazienti non è definito a priori poiché deriverà dalla valutazione dei risultati della fase 2 e dall’andamento della pandemia. Allo studio partecipano 281 centri in tutta Italia dalla Lombardia alla Puglia.

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