Dopo i Masters 1000 di Indian Wells, Miami e Montecarlo (cancellati dal calendario 2020), l’emergenza coronavirus colpisce anche il Roland Garros. Il torneo parigino è stato infatti rinviato di quattro mesi e verrà disputato tra il 20 settembre e il 4 ottobre, una settimana dopo la fine degli Us Open. La decisione – comunicata dalla Federazione Francese di tennis – rischia di avere ripercussioni anche sul regolare svolgimento dei tornei di Roma e, sopratutto, Wimbledon. Tra dubbi, sospensioni e soppressioni, la situazione nata dalla diffusione del Covid-19 è anomala per il tennis ma non nuova. Andando indietro negli anni possiamo trovarci di fronte ad altri momenti nei quali la racchetta è stata costretta ad arrendersi ad eventi extra-sportivi. Per trovare delle caselle vuote negli albi d’oro dei tornei del Grande Slam dobbiamo tornare indietro fino al periodo delle due guerre mondiali.

Dodici. Furono le prove Major che non videro la luce a causa della Prima guerra mondiale: tre Australian Open (1916-1918), cinque Open di Francia (1915-1919) e quattro Wimbledon (1915-1918). Solo gli Us Open non furono investiti dal conflitto. Lo Slam americano – che nel 1915 cambiò sede, passando da Newport a Forest Hill – non venne interrotto nemmeno dopo l’entrata in guerra degli Stati Uniti nel 1917. Le cinque edizioni che si disputarono in quel periodo andarono a Bill Johnston (1915 e 1919), Robert Lindley Murray (1917 e 1918) e Richard Norris Williams (1916). Durante il conflitto bellico tre vincitori Slam persero la vita. Tony Wilding, neozelandese vincitore di due Australian Open e quattro Wimbledon, e gli australiani Ernie Parker e Arthur O’Hara Wood, vincitori rispettivamente di uno e due Australian Open. Wilding e Parker morirono in trincea nel nord della Francia, Wood venne abbattuto con il suo aereo.

Diciassette furono invece i Major che saltarono a seguito dei fatti della Seconda guerra mondiale: 5 Australian Open (dal 1941 al 1945), 6 Roland Garros e 6 Wimbledon (dal 1940 al 1945). Come accadde venti anni prima, gli Us Open si disputarono regolarmente. Donald McNeill (1940), Bobby Riggs (1941), Ted Schroeder (1942), Joe Hunt (1943) e Frank Parker (1944 e 1945) furono i tennisti che riuscirono a trionfare in quelle edizioni prive di rivali europei. Oltre a subire la cancellazioni di diverse edizioni, i tornei di Wimbledon e del Roland Garros subirono il secondo conflitto mondiale in prima persona. Il torneo londinese venne infatti bombardato dall’aviazione tedesca, mentre il Major parigino divenne, durante gli anni dell’occupazione nazista, un centro di detenzione per gli stranieri sospettati di simpatie antifasciste o filosovietiche. Anche in questa occasione non marcarono i vincitori Slam che caddero durante il conflitto. Furono due. Il primo fu il tedesco Henner Henkel, campione a Parigi nel 1937. Henkel morì a 27 anni il 13 gennaio 1943 durante la battaglia di Stalingrado. Il secondo fu Joseph Hunt, campione a Forest Hills nel 1943. Il 2 febbraio 1945, durante l’addestramento al combattimento aereo a Daytona Beach, Hunt perse il controllo del suo velivolo inabissandosi nella acque della Florida.

Il 1930 fu invece l’anno di nascita degli Internazionali d’Italia. Inizialmente giocato a Milano (e trasferito a Roma solo nel 1935), il torneo più prestigioso della penisola non conobbe quindi la Grande Guerra ma subì una lunghissima interruzione tra il 1936 e il 1949. Prima della Seconda guerra mondiale, furono i conflitti scoppiati in Etiopia e in Spagna ad imporre uno stop agli Internazionali. Dal dopoguerra in avanti il tennis poi non si è più fermato e ogni singolo Slam ha avuto i suoi vincitori. Così come ogni Internazionale d’Italia.

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