Adesso Euro 2020 è diventato ufficialmente Euro 2021. Come tutti (club, Federazioni, Leghe, in parte persino i tifosi) chiedevano, come probabilmente era inevitabile fare, la Uefa ha deciso di rinviare di un anno gli Europei. Così l’estate sarà libera per terminare i campionati. Come e quando ancora non si sa: dipenderà dal Coronavirus, da quando l’emergenza sarà finita o perlomeno allentata, e consentirà di tornare in campo. Per questo il calcio europeo si tiene aperte tutte le possibilità.

EURO 2020 DIVENTA EURO 2021 – Per ora l’unica certezza è lo slittamento del massimo torneo continentale per nazionali. Ci sono addirittura le date: 11 giugno – 11 luglio 2021. La grande festa della cerimonia di inaugurazione a Roma è rinviata esattamente di 364 giorni. La Uefa ha ceduto subito perché ha capito che era il male minore. Con il rinvio i budget lievitano, le pianificazioni andranno aggiornate e allungate, i lavori di rifinitura rifatti. Bisognerà trovare un accordo, e questo forse sarà l’ostacolo maggiore, con la Fifa, a cui in teoria spettava la finestra della prossima estate (avrebbe dovuto partire il nuovo mondiale per club).

I danni sono inevitabili e anche per questo il numero uno Ceferin continua a trattare con le Federazioni: in una situazione in cui perdono tutti, la lotta è a chi ci perderà di meno. Però per la Uefa il rinvio della rassegna continentale è un danno tutto sommato limitato, anzi, presenta pure un vantaggio: la garanzia che il torneo si farà, e nella forma stabilita, cosa tutt’altro che scontata in quest’estate, specie con una formula itinerante che prevede gare in 12 città di 12 Paesi diversi (e chissà quale sarà la situazione in ciascuno di essi fra qualche mese). Il rischio di dover sostituire una o più sedi all’ultimo momento era altissimo (la stessa Roma era stata “minacciata” di essere rimpiazzata con Istanbul). Così Ceferin ha ceduto di buon grado l’estate alle Federazioni, per finire i loro campionati e pure le sue coppe, la Champions e l’Europa League.

SCUDETTO E COPPE A GIUGNO (SI SPERA) – Adesso l’estate 2020 è ufficialmente libera per concludere la stagione. Ma nessuno sa davvero come o quando sarà possibile. Perciò per quanto riguarda coppe e campionati dal vertice Uefa escono solo ipotesi. E gruppi di lavoro, due in particolare, uno che si occuperà delle ricadute finanziarie del virus, l’altro dei calendari. La Uefa ha indicato il 27 e del 24 giugno per le finali di Champions e Europa League, ma dipenderà dalla data di ripresa delle attività. Aprile è praticamente impossibile. La Serie A ha cerchiato in rosso il weekend del 3 o più probabilmente del 10 maggio (un paio di settimane prima ricomincerebbero gli allenamenti per far tornare in forma i giocatori).

La speranza è che allora si possa tornare a giocare, magari a porte chiuse; così, con tanti turni infrasettimanali e qualche sacrificio (soprattutto dei campionati, verranno privilegiate le coppe), la stagione si concluderebbe a fine giugno, massimo inizio luglio (con una deroga Fifa per prolungare la scadenza dei contratti, fissata al 30 giugno). Il secondo schema, invece, sposta la ripresa a giugno e sarebbe ovviamente più problematico, prevedendo per forza di cose un accorciamento delle competizioni: gara secca o final four per le coppe, playoff per i campionati (ma i club sono contrari), non si può escludere nessuna ipotesi. Persino la non conclusione della stagione, che nessuno vuole prendere in considerazione.

LA SERIE A E IL “BUCO” DA MEZZO MILIARDO – Per ora la scelta dei padroni del pallone ha anteposto i club alle nazionali, gli interessi economici a quelli sportivi. Ma è comprensibile: il rinvio degli Europei non rappresenta un danno irrimediabile per la Uefa, visto che il torneo si disputerà comunque fra un anno (e poi l’associazione ha un fondo rischi di oltre un miliardo). Non portare a termine la stagione sarebbe invece un salasso per club e Leghe: il governo ha appena sospeso i versamenti fino al 31 maggio ma le spese continuano a correre, specie gli stipendi onerosi dei calciatori (infatti la Serie A vorrebbe chiedere un ulteriore intervento), mentre i ricavi si fermano. In particolare, oltre ai proventi da stadio, c’è in ballo l’ultima rata dei diritti tv da oltre 300 milioni di euro, che ovviamente le emittenti potrebbero non pagare. L’annullamento costerebbe alla Serie A più di mezzo miliardo, un salasso che potrebbe essere fatale a diverse società. E lo stesso vale per il resto d’Europa. Per questo sono tutti d’accordo a portare a termine la stagione a qualsiasi costo e in qualsiasi modo, per quanto ormai sia evidentemente falsata. In fondo si tratta di sopravvivere. Pure il pallone deve farlo.

Twitter: @lVendemiale

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