Fu davvero profetico il Concilio Ecumenico Vaticano II quando nel suo primo documento, la dichiarazione Inter mirifica, definì ‘cose meravigliose’ gli strumenti della comunicazione sociale. Era il 4 dicembre 1963 e mai a quell’epoca i padri conciliari potevano immaginare che, poco più di mezzo secolo dopo, sarebbero stati proprio i media a consentire ai fedeli italiani di vivere la Quaresima in comunione di preghiera con il Papa, i vescovi e i parroci. In barba a tutti coloro, fortunatamente una esigua minoranza, che nella Chiesa hanno stupidamente sempre denigrato i mezzi di comunicazione sociale, addirittura suggerendo di spegnerli in Quaresima.

Con le messe feriali e festive sospese in tutta Italia, in ottemperanza al decreto del governo per arginare il contagio del coronavirus, l’unico modo per restare connessi con la propria parrocchia sono proprio e soltanto i media. Celebrazioni eucaristiche in diretta streaming video in modo da poter partecipare lo stesso, ma da casa. A dare l’esempio è stato Bergoglio che ha deciso di far trasmettere la sua consueta messa mattutina, celebrata alle 7 nella cappella della sua residenza, Casa Santa Marta. Un evento che non si era mai verificato in sette anni di pontificato.

In questo modo il Papa ha voluto far sentire la sua vicinanza spirituale offrendo le celebrazioni “per gli ammalati di questa epidemia di coronavirus, per i medici, gli infermieri, i volontari che aiutano tanto, i familiari, per gli anziani che stanno nelle case di riposo, per i carcerati che sono rinchiusi”. Iniziativa replicata da tanti vescovi e parroci italiani che stanno trasmettendo in diretta streaming video le loro messe in modo da consentire a tutti i fedeli di seguirle da casa e di restare in comunione nella preghiera.

Francesco ha voluto utilizzare lo stesso canale anche per i due principali appuntamenti settimanali che ha con i fedeli: l’Angelus domenicale e l’udienza generale del mercoledì. Ciò da un lato proprio per “evitare piccoli affollamenti di gente che possono favorire la trasmissione del virus”. E dall’altro per evitare di staccare la connessione con i fedeli. Tempo di quarantena più che di Quaresima. Ma grazie ai media e ai social è possibile vivere lo stesso la preparazione alla Pasqua 2020.

Non a caso i padri conciliari scrissero che “tra le meravigliose invenzioni tecniche che, soprattutto nel nostro tempo, l’ingegno umano è riuscito, con l’aiuto di Dio, a trarre dal creato, la Chiesa accoglie e segue con particolare sollecitudine quelle che più direttamente riguardano le facoltà spirituali dell’uomo e che hanno offerto nuove possibilità di comunicare, con massima facilità, ogni sorta di notizie, idee, insegnamenti. Tra queste invenzioni occupano un posto di rilievo quegli strumenti che, per loro natura, sono in grado di raggiungere e influenzare non solo i singoli, ma le stesse masse e l’intera umanità. Rientrano in tale categoria la stampa, il cinema, la radio, la televisione e simili. A ragione quindi essi possono essere chiamati: strumenti di comunicazione sociale”.

Non bisogna sottovalutare, però, ciò che molto opportunamente ha evidenziato il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi: “Le nostre sono città di soli, che non si sentono protetti di fronte a un futuro incerto, tra fake news, teorie complottiste, spiegazioni magiche o condanne divine. Cresce la paura nella solitudine. Il conforto non sono solo le spiegazioni scientifiche. Mai, nella storia della Penisola, sono state sospese le messe. Un segnale pesante. Nelle crisi, la Chiesa è stata sempre un riferimento. Lo furono le chiese nel 1943-45 di fronte alla violenza tedesca. Oggi c’è sbandamento e incertezza. In un tessuto di fragili relazioni, coltivare la fede e le motivazioni non è secondario anche per resistere e sviluppare solidarietà e autodisciplina, ora decisive. Proprio perché siamo tutti d’accordo che il momento è grave e c’è bisogno di tutte le risorse umane”. Parole da non sottovalutare.

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