L’incarico politico allettava il capo dell’ispettorato agricolo. Tanto da farlo intervenire sui membri della commissioni di controllo, per agevolare quel professionista che aveva promesso di nominarlo a capo del gabinetto dell’assessore all’Agricoltura. In ballo c’era un finanziamento da 3,5 milioni di euro di fondi europei provenienti dal piano di sviluppo rurale 2014-2020. Ma i finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria hanno fatto in tempo a bloccare l’erogazione. Entrambi sono finiti ai domiciliari, il funzionario Cosimo Antonino D’Amico e Giuseppe Guttadauro, un avvocato ed imprenditore edile ben integrato in Assessorato. “Io a Gianfranco glielo dico”, prometteva il professionista, riferendosi all’attuale presidente dell’Assemblea Siciliana Gianfranco Miccichè. In totale sono state arrestate sedici persone. Quattro sono finiti in carcere: i fratelli Giovanni Salvatore e Francesco Di Liberto, imprenditori di 41 e 44 anni originari di Belmonte Mezzagno, il funzionario Filippo Cangialosi di 56 anni e l’imprenditore Paolo Giarrusso di 54 anni. In dodici ai domiciliari, per otto persone invece il gip ha disposto l’obbligo di dimora.

Sono state sequestrate anche quattordici società nelle quali finivano i fondi europei, comprese le tre società registrate la Meatech gmbh con sede in Austria; la Meatech company Kft con sede in Ungheria e la S.c. Dil.ro. Livestock con sede in Romania, del valore di circa 24 milioni di euro. Stamattina i finanzieri hanno eseguito anche un sequestro per equivalente di auto, abitazioni e conti per il valore di 12,5 miloni di euro. L’indagine è coordinata dai pm della Dda di Palermo (aggiunto Sergio Demontis, sostituti procuratore Laura Siani e Andrea Zoppi) e gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, falsità materiale e ideologica in atto pubblico, rivelazione di segreto d’ufficio, soppressione e occultamento di atti pubblici. Al centro della bufera l’Ispetorato provinciale dell’Agricoltura (Ipa), ente deputato alla valutazione per l’ammissibilità delle richieste di finanziamento, trampolino di lancio per l’Assessorato regionale.

“È emerso un quadro desolante, l’aspetto più preoccupante è proprio l’asservimento delle figure di controllo sia in termini economici sia per l’ambizione spasmodica per ottenere incarichi dell’ente regionale, condizione che poneva i funzionari in una condizione di soggezione psicologica, proponendosi di avvantaggiare tutti coloro potevano agevolarli nei loro obbiettivi”, dice il colonnello Gianluca Angelini comandante del Nucleo di polizia economico finanziaria. “Il sistema di frode scoperto era basato, strutturato ed articolato su una rete di società straniere, formalmente intestate da soggetti prestanome, ma coordinate dall’Italia. È un sistema complesso da disarticolare – aggiunge Angelini – consentito dai rapporti di scambio informativo con le forze di polizie estere che ci hanno permesso di mettere i sigilli in delle società cartiera utilizzate soltanto per emettere fatture di comodo”.

Secondo le indagini della Finanza, tra il 2012 e il 2018 i fratelli Di Liberto avrebbero percepito 10 milioni di euro, evaporandone una parte in fatture false. Nello specifico i due avevano ricevuto sei milioni per la realizzazione di un mattatoio e quattro per un complesso agroindustriale a Monreale. “Dobbiamo fatturare”, dicevano intercettati e mentre ricevevano i finanziamenti. Anche grazie alla complicità di Filippo Cangialosi , funzionario istruttore dell’Ipa attualmente in servizio al Dipartimento dell’Agricoltura, che nell’ente godeva di uno scambio reciproco di favori con il collega Giuseppe Tavarella (ai domiciliari). I pm accusano Cangialosi di rivelazione di segreti d’ufficio, falso ideologico/materiale in atto pubblico, soppressione occultamento e distruzione di atto pubblico. Anche per via dei favori fatti al collega Tavarella, rappresentante del Consorzio Agrario: Cangialosi trattò la sua pratica “attestando falsamente di aver svolto i controlli” e diede esito positivo.

Ai domiciliari anche l’ex sindaco di San Cipirello, Vincenzo Geluso, in carica fino al giugno 2019, quando il consiglio comunale venne sciolto per mafia e adesso anche lui nell’ufficio di gabinetto dell’assessore Edy Bandiera. I fatti riguardano l’iter di finanziamento per un centro di informazione turistica del valore di 159mila euro, provenienti dal piano rurale siciliano 2014/2020. I finanzieri hanno documentato l’alterazione delle pratiche, inserendo documenti con date fasulle. Alla fine l’opera non venne realizzata perchè non rientrava tra quelle precedentemente inserite dal Comune nel programma triennale delle opere pubbliche.

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