Solo il 17 per cento degli intervistati si dice “davvero preoccupato” per l’emergenza coronavirus: se il 53% ritiene che ci vorranno più di due mesi per il rientro su scala globale, il 46 per cento pensa che basteranno quattro settimane. E’ quanto emerso dal sondaggio condotto da Nielsen Global Conect in Italia su un campione di 2mila interviste. Il risultato dell’indagine fotografa “un popolo consapevole, ma moderato nell’espressione delle proprie apprensioni”, si legge nel report.

Il 94% degli intervistati ha dichiarato di informarsi almeno una volta al giorno sull’emergenza e il 69% ha detto di farlo “più volte durante la giornata”. Solo il 17% si è definito effettivamente preoccupato del contagio e/o dell’eventualità di un’epidemia. I più preoccupati sono gli abitanti del Sud Italia (23%), seguiti da chi vive nella zona del Centro (15%) e dai residenti di Nord Est e Nord Ovest (14 per cento). Se si guarda alle singole Regioni, la Campania ha la maggior parte di persone in apprensione (28%). Una percentuale molto più bassa se si guarda alle Regioni dove c’è la maggior parte di pazienti contagiati: i preoccupati in Lombardia sono il 16 per cento, in Piemonte e Veneto solo l’11%. Per quanto riguarda la soluzione della crisi, gli italiani si dividono tra chi ritiene che basterà un mese per uscire “dalla fase di diffusione del virus” (46%), mentre il restante 54% pensa che “servirà più tempo”. I più ottimisti sono i lombardi: il 54% dei residenti nella Regione dove è stata identificata una delle prime zone rosse pensa infatti che “l’emergenza nostrana possa rientrare in quattro settimane”. Sul fronte globale, gli italiani si dicono però “più pessimisti”: per il 53% ci vorranno più di due mesi.

Come si informano gli italiani? Le fonti istituzionali e giornalistiche superano “nettamente” i social network: il 74% degli interpellati si affida prima di tutto a notiziari e programmi televisivi per informarsi. Seguono i siti di news (39%), i siti delle istituzioni (35%), la stampa cartacea italiana (19%) e quella estera (11%). Per quanto riguarda le fonti “sociali”, il canale primario sono i social network (24%), seguiti da amici, colleghi e famigliari (14%). Solo il 12% si “affida” a personale specializzato medico e sanitario.

Per quanto riguarda infine le precauzioni prese dagli italiani, il 79% ha dichiarato di lavarsi frequentemente le mani. Il 45% invece ha detto di usare disinfettanti e igienizzanti, mentre il 42% si ripara le cavità orali con fazzoletti usa e getta quando si starnutisce/tossisce. Nella maggior parte dei Comuni delle zone colpite il 49% degli italiani dichiara di evitare, ove possibile, luoghi pubblici e affollati. Una percentuale che si alza in Lombardia (58%). Il 30% ha deciso di evitare i mezzi pubblici (39% in Lombardia) e l’8% ricorre a modalità di smart working (18% in Lombardia). E, conclude il report, più di un terzo degli italiani dichiara di aver ridotto la frequenza con cui mangia fuori casa (35%) e beve fuori casa (32%). Al contempo crescono abitudini più “domestiche”: il 27% degli intervistati ha ammesso di guardare più televisione e il 15% più contenuti video online.

Secondo Stefano Cini, marketing analytics director di Nielsen Global Connect in Italia, gli italiani sono “attenti sì, spaventati no”: “L’attenzione nei confronti della diffusione del coronavirus sul territorio nazionale sta avendo due impatti principali sulla vita quotidiana: più informazione e più prevenzione. Si presta maggiore attenzione alle notizie e si dà maggior peso ad alcune semplici precauzioni igieniche, prima di pensare di evitare i luoghi pubblici o le occasioni di socialità. Siamo un popolo resiliente.”

Memoriale Coronavirus

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Coronavirus, un glossario di ironia e idiozie che hanno invaso il Paese in preda al panico

next
Articolo Successivo

Coronavirus, facciamo tutti due settimane a casa. E magari sarà l’inizio di qualcosa di nuovo

next