Per il vaccino contro il nuovo coronavirus “dovremo attendere almeno un anno e mezzo-due anni”. Per i farmaci, invece, i tempi “saranno verosimilmente più brevi”. E quando le riferiamo le parole del presidente dell’Ordine nazionale dei biologi Vincenzo D’Anna (“Sembra che il nuovo ceppo del virus isolato a Milano sia domestico e non abbia cioè alcunché da spartire con quello cinese proveniente dai pipistrelli. Un virus padano…”), Claudia Balotta, infettivologa dell’ospedale Sacco e coordinatrice dello staff che ha isolato il ceppo italiano dell’infezione, accenna un sorriso. Poi a ilfattoquotidiano risponde così, demolendo quella che D’anna, successivamente, ha derubricato in “ipotesi”: “Certamente questo coronavirus viene dalla Cina. Non penso in alcun modo che questa epidemia possa essere paragonata all’influenza. Il paragone non è fattibile oltre che non scientificamente provato”.

Provati sono invece i risultati che Balotta e la sua équipe (formata da Alessia Loi, Annalisa Bergna e Arianna Gabrieli, affiancate dal collega polacco Maciej Tarkowski e dal professor Gianguglielmo Zehender) hanno ottenuto in questi giorni “di continuo lavoro, di lavoro fatto il cuore”. Avevamo in mente di isolare il virus – spiega l’infettivologa – non appena avessimo avuto la disposizione materiale dei pazienti, circostanza avvenuta alla fine della scorsa settimana. Ed in soli quattro giorni i risultati sono arrivati. “Con un sistema cellulare – sostiene Balotta rivelando alcuni dettagli tecnici della scoperta – che conoscevamo da tempo avendo isolato il coronavirus della Sars nel 2003 abbiamo messo in piedi il sistema di rilevazione della presenza del virus sulle cellule in vitro”. Lo scopo: chiarire come l’infezione è arrivata da noi e che percorso il virus ha fatto in Italia e nelle varie regioni finora interessate dal contagio”. La dottoressa Balotta, ricevuta ieri in Comune a Cremona dal sindaco Gianluca Galimberti che le ha espresso la gratitudine di tutti i cremonesi, ha spiegato perché la realizzazione di un vaccino contro il Covid-19 necessita di tempi lunghi rispetto alla scoperta di farmaci ad hoc. “Il vaccino va testato prima sulle cellule, poi sugli animali e alla fine viene utilizzato sull’uomo quando siamo certi della sua sicurezza”. E aggiunge: “Attualmente stiamo utilizzando un farmaco attivo per Ebola e stiamo usando antiretrovirali attivi contro l’Hiv che possono funzionare”.

Poi Balotta tiene a ribadire che l’epidemia che stiamo affrontando non è una banale influenza: “Il virus influenzale lo conosciamo molto bene. La mortalità per influenza negli anziani e negli immunodepressi è un decimo rispetto a quella che ha dimostrato avere il coronavirus, ovviamente in Cina perché i dati disponibili sono quelli cinesi”. Ma quando ci lasceremo alle spalle questa vicenda? “La primavera e l’estate ci favoriranno e ci aiuteranno a circoscrivere l’epidemia: le misure contenitive approntate e messa in atto in questi giorni unite alla bella stagione ci possono venire incontro. Non perché il virus risenta del tempo, ma perché d’inverno, quando fa freddo, il nostro apparato respiratorio è più suscettibile agli agenti atmosferici, batterici e virali”.

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