Ivan Scalfarotto, sottosegretario agli Esteri, voleva dimettersi e dire addio al governo, ma è stato fermato da Matteo Renzi. Dietro la decisione che l’esponente di Italia Viva avrebbe maturato c’è la scelta del ministro Luigi Di Maio di assegnare la delega al commercio esterno non a lui ma al pentastellato Manlio Di Stefano. Stando a quanto apprende l’Ansa, Scalfarotto era pronto al passo indietro già nella serata di giovedì, ma l’ex premier lo ha convinto a restare al suo posto fino alla fine dell’emergenza coronavirus. “Non è il momento ora”, avrebbe spiegato il leader di Italia Viva sostenendo che altrimenti addosserebbero al neonato partito la volontà di indebolire il governo Conte.

La conferma è arrivata dallo stesso sottosegretario nel pomeriggio di venerdì: “Ieri pomeriggio, senza alcuna previa consultazione, il ministro Di Maio mi ha inviato per lettera copia del suo decreto, già firmato e definitivamente inviato alla Corte dei Conti per la registrazione, con il quale mi ha assegnato le deleghe” che comprendono “Europa esclusa la Russia, Politiche commerciali (si tratta di tutto ciò che riguarda dazi e barriere al Commercio), adozioni internazionali”. A Di Stefano, spiega ancora Scalfarotto, “sono state invece affidate le ‘questioni relative alle imprese’, la promozione degli scambi, l’attrazione investimenti, la supervisione della vendita di armamenti e prodotti ‘dual use’, spazio e aerospazio, energia, innovazione e ricerca, mare e ambiente (oltre all’Asia, Cina esclusa)”.

“Tralasciando – accusa il sottosegretario – il fatto che questa ripartizione rinnega gli accordi assunti al momento della formazione del governo (il che non depone mai favorevolmente per la solidità di una coalizione), ho spiegato al ministro ancora una volta perché considero un errore gravissimo frazionare le competenze del Commercio internazionale privando le aziende che esportano e le nostre fiere – già in gravissime difficoltà a causa del coronavirus – di una interlocuzione unitaria con il governo, soprattutto nel momento di passaggio di queste delicate competenze dal Mise al ministero degli Esteri”.

Un “errore grossolano”, prosegue sempre Scalfarotto, di cui “non desidero assumermi la benché minima responsabilità, avallando, con il mio benestare a questa suddivisione di competenze, una decisione che considero dettata esclusivamente dalla necessità solo politica di tener buoni un po’ tutti, invece che per assicurare il buon funzionamento del governo e perseguire il superiore interesse del Paese”. Ma vista la situazione d’emergenza, conclude, “raccogliendo l’invito che Italia Viva mi ha rivolto in questo senso, ho deciso di non provocare in questo delicato momento, con la decisione che in altre circostanze avrei certamente assunto senza alcun ritardo, una sia pur piccola crisi nella compagine governativa che potrebbe indebolirne l’immagine e la solidità percepita, anche a livello internazionale”.

Già negli scorsi giorni, infatti, il leader Renzi era finito al centro del caso legato al fuorionda del governatore lombardo Attilio Fontana e dell’assessore al Welfare Giulio Gallera. Al centro un messaggio Whatsapp inviato dal leader di Italia Viva al presidente della Regione Lombardia. “Oggi mi ha mandato un messaggino di sostegno anche Renzi. Siamo arrivati proprio…”, dice l’assessore al Welfare al governatore. Che risponde: “Sì, me lo hai fatto vedere”. “È più forte l’odio di Renzi per Conte…”, dice l’assessore di Forza Italia. “Secondo me… esatto. Quando ho visto che ci ho litigato”, risponde il presidente della Lega.

Il riferimento è al botta e risposta tra Fontana e Giuseppe Conte, che aveva lasciato intendere come i medici dell’ospedale di Codogno non avessero seguito i protocolli adeguati nei confronti del paziente 1, scatenando in questo modo il contagio. Che messaggio ha mandato Renzi a Fontana, mentre quest’ultimo litigava con Conte? Lo ha pubblicato su Twitter lo stesso leader di Italia Viva: “Mi spiace per le tensioni, se possiamo dare una mano ci siamo e ci sono, ti abbraccio forte. Per qualsiasi cosa conta su massima collaborazione”.

“Dopo lo scontro tra Lombardia e governo ho chiesto unità e collaborazione. L’ho fatto per telefono con Conte, per messaggio con Fontana. Altro che retroscena e odio: collaborazione. Basta polemiche, almeno in emergenza”, il tweet di Renzi dopo la pubblicazione del fuorionda. Quel messaggio su Whatsapp a Fontana, però, l’ex premier non l’ha mandato nei momenti in cui l’emergenza è scoppiata, ma quattro giorni dopo, cioè solo quando il governatore è entrato in polemica con Conte.

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