La settimana scorsa Lilli Gruber ha dedicato una puntata di Otto e Mezzo a “L’Italia canta, la politica tace”. Ha fatto bene. Il festival di Sanremo è un fenomeno di costume ed è normale che nei talk se ne parli. E tuttavia ho letto male il titolo, che, nella mia mente, è diventato “Graviano canta, la politica tace”. In verità tacciono anche i giornali. E i telegiornali. E i talk. Compreso quello di Gruber.

Apprezzo Lilli, la invitai anni fa agli “Incontri con l’Autore” del mio liceo. L’ho raccontato: “Gruber venne su mio invito a presentare Chador, Rizzoli, agli studenti del liceo Vailati di Genzano. Organizzammo una mattinata particolare al cinema teatro Cynthianum: 400 studenti del triennio in religioso silenzio ascoltarono le relazioni introduttive e l’intervento della scrittrice, poi – come da programma – cominciarono le domande precise e documentate degli alunni che avevano letto il libro. Fu un bel dibattito. L’odierna conduttrice di Otto e mezzo portò davvero gli studenti nel cuore ferito dell’Iran. Lo ricordo perché stimo Gruber; ha il dono della chiarezza, porge le domande con stile e intelligenza, punge, e informa gli ascoltatori con precisione (…) Sempre il codice etico ed estetico del programma è stato rispettato. L’ospite ha il diritto di esporre il suo punto di vista, certo, ma deve sottoporsi alle domande – per niente scontate – della conduttrice e dei giornalisti (Franco, Travaglio, Mieli, Padellaro…) che contribuiscono con la loro storia, il carisma e la conoscenza specifica dei fatti all’andamento della puntata. Sta qui, credo, la ragione più profonda del successo. Il talk ha nella pluralità dei punti di vista la cifra più significativa…”. Eccetera.

Credo basti a mostrare la mia stima per la conduttrice. E tuttavia quel titolo, la settimana scorsa, che erroneamente ho letto “Graviano canta, la politica tace”, significa qualcosa; c’è come l’attesa che un talk così importante si apra (anche) al tema “mafia-politica” che, posso sbagliarmi, ha poco spazio a Otto e Mezzo.

Insomma, cara Lilli, la mafia in questo Paese ha a che fare con la politica o no? Sappiamo di Giulio Andreotti (non solo per il film di Sorrentino): e dunque l’intreccio mafia-politica è finito con la morte del Divo Giulio? Chi ha ereditato il suo ruolo negli ultimi trent’anni? Ci sono inchieste, documenti, processi, sentenze, audio, boss che accusano: perché non parlarne?

Di più: Repubblica ritiene che “la legge sulla giustizia” vada riscritta – lo dice spesso Stefano Folli – con Matteo Salvini e il plurinquisito B: perché non discuterne? Perché non chiederlo a Giannini, a Cuzzocrea: il plurinquisito deve mettere mano alla legge sulla giustizia? Dobbiamo sottostare ai suoi ricatti? Ecco un bel tema che libera il programma, tra l’altro, dai continui (e per me eccessivi) attacchi ai 5Stelle.

Ancora: molti magistrati rischiano la vita per tenere alta la bandiera della giustizia, perché non parlarne più spesso a Otto e Mezzo? Al massimo si rischia (posto che accada) di perdere qualche spettatore rispetto alla puntata su Sanremo, ma ne vale la pena.

Infine: ricordo due frasi, di Paolo Borsellino e Umberto Eco, che è bene tenere insieme:

1) “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”;

2) “Non sono le notizie che fanno il giornale, ma il giornale che fa le notizie.”

Ecco: i giornali e i talk fanno esistere le notizie e creano una coscienza civile. Ognuno è responsabile di quel che dice, e anche i silenzi parlano. Cara Gruber, attendo una puntata forte su mafia e politica. Il titolo c’è già: “Graviano canta, la politica e il giornalismo tacciono.”

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