Mentre prosegue il negoziato con il governo italiano sull’Ilva di Taranto, ArcelorMittal ha comunicato di aver chiuso il 2019 con una perdita netta di 2,5 miliardi di dollari. Il gruppo dell’acciaio sottolinea però che per il 2020 “i segnali indicano che il rallentamento della domanda inizia a stabilizzarsi e ci aspettiamo che la domanda nei nostri mercati core aumenti”. Inoltre il quarto trimestre dell’anno scorso si è chiuso con un Ebitda di 925 milioni di dollari, meglio delle stime degli analisti che avevano previsto un margine operativo lordo di 847 milioni di dollari. La reazione delle Borse è stata positiva: il titolo sale di circa il 12% sui listini di Parigi, Madrid e Amsterdam.

“Il 2019 è stato un anno molto difficile e diversi fattori hanno pesato sui risultati: il rallentamento della crescita economica, una bassa produzione nel settore auto e un calo della domanda di acciaio nei nostri mercati core”, ha spiegato Aditya Mittal, presidente e direttore finanziario. Tuttavia, la società è riuscita a ridurre il debito “al livello più basso di sempre” a 9,3 miliardi di dollari e “puntiamo a ridurlo a 7 miliardi di dollari entro la fine dell’anno”.

Intanto sono ore cruciali per il destino dell’ex Ilva. Secondo fonti vicine al dossier ArcelorMittal e i commissari sarebbero vicini a un accordo di massima per arrivare a modificare il contratto di affitto e acquisizione degli stabilimenti. Per arrivare ad un testo definitivo, però, serviranno ancora dei giorni e dunque le parti dovrebbero chiedere domani al giudice di Milano Claudio Marangoni un rinvio del procedimento di almeno una quindicina di giorni o poco più. La richiesta sarà formalizzata domani in udienza, quando le parti potrebbero presentare un mini documento con alcuni punti chiave da sviluppare e approfondire nel tempo supplementare della trattativa. Il Tribunale deve decidere sul ricorso presentato dai commissari contro il recesso della multinazionale dalla gestione dell’azienda.

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