di Luigi Gallo*

“Oggi si chiude un’era. È giunto il tempo di rifondarsi”. Sono queste le parole di Luigi Di Maio che prendo in prestito per avviare la nuova era che come Movimento 5 stelle ci aspetta. È un’era diversa da quella di dieci anni fa, ma ciò che non deve essere diverso è il nostro sguardo focalizzato sull’interesse ultimo del cittadino più fragile, quello senza voce, quello delle comunità alla periferia del sistema di potere.

Ancora oggi è il M5s l’unica forza con le mani libere, onesta, post-ideologica ma non post-identitaria, capace di rivoluzionare un Paese che ha ancora bisogno di tante rivoluzioni.

La nostra lotta per i diritti e la dignità di tutti i cittadini è ancora in corso, le nostre battaglie per salvare le nostre fonti di vita come acqua, cibo e terra sono appena iniziate con i primi 4,2 miliardi per le imprese ecologiche del nostro Paese. La riforma epocale del reddito di cittadinanza è attiva da soli sei mesi, eppure è contestata da almeno quattro anni da un sistema mediatico, industriale e intellettuale che, in fondo al velo delle ipocrisie, odia i poveri: li considera immeritevoli, fannulloni, furbastri e delinquenti, non vittime di un sistema economico e politico profondamente ingiusto e da riformare.

Le misure sul lavoro e sullo sviluppo economico di cui Di Maio è stato artefice e per le quali è stato troppo poco ringraziato hanno ribaltato il sistema economico. L’occupazione in crescita su base annua dell’1,2% con 285mila unità in più, la galoppante riduzione della povertà grazie al reddito di cittadinanza e la pensione di cittadinanza ci dicono che per la prima volta in Italia sta avvenendo la ridistribuzione della ricchezza.

Tutto questo abbiamo visto che non basta: non basta governare bene per avere il Paese e i cittadini dalla tua parte – o comunque avere cittadini consapevoli e informati capaci di continuare a battersi per le conquiste di civiltà che mese dopo mese stiamo compiendo. Abbiamo bisogno di un M5s forte, energico, entusiasta anche nei territori per continuare e ritornare ad essere un patrimonio pubblico di questo paese per tutti i cittadini liberi.

In questi due anni il modello verticistico ha dimostrato di essere inadeguato a dare tutte le risposte necessarie alla comunità del M5s, che nel 2018 è arrivata a contare 11 milioni di cittadini italiani. La sovrapposizione dei ruoli di governo e capo politico ha prodotto gravi disfunzioni nella gestione interna del M5s, cosicché le grandi riforme storiche varate per il nostro Paese come la legge anticorruzione, che finalmente porta anche i colletti bianchi in carcere e non solo i ladri di polli, sono state oscurate dalle disfunzioni sul funzionamento interno del M5s e dalle scelte politiche, che non sono state capaci di rilanciare il M5s nei Comuni e nelle Regioni.

Quello di cui abbiamo bisogno è l’intelligenza collettiva, una leadership decisionale con diverse menti a confronto, capace di un salto evolutivo nella politica, perché il futuro ci parla di rete di persone connesse che cambiano il mondo; mentre l’uomo forte al comando – come Matteo Salvini – puzza di Ventennio, di secolo scorso, in un’epoca in cui anche le più grandi e innovative aziende multinazionali hanno abbandonato questo modello.

Ora le più imminenti sfide sono i governi del territorio. La prima cosa da cambiare nel M5s è la visione romanocentrica. In dieci anni abbiamo generato una forza propulsiva in tutto il Paese che ci ha portato al governo dell’Italia; ora dobbiamo costruire e produrre il cambiamento anche sui territori. Bisogna sconfiggere la criminalità in tante regioni e città del Paese, dobbiamo realizzare il modello rifiuti zero, dobbiamo estirpare mafie e politici malati dalla sanità, dobbiamo proteggere case e cittadini dalle frane e le alluvioni prodotti dal dissesto idrogeologico, dobbiamo procedere alle bonifiche delle nostre terre violentate dai rifiuti tossici.

Per fare questo bisogna mobilitare un popolo per cambiare i governi delle regioni. Dopo dieci anni possiamo dire con certezza che non possiamo realizzare questa impresa epocale da soli, così come abbiamo avuto la certezza di non poter governare da soli. Ancora una volta siamo solo noi del M5s che possiamo cambiare la cultura politica sui territori, come stiamo facendo e abbiamo fatto al governo del Paese (a proposito, ricordate gli indagati e i condannati al governo?). Ci sono nuove sfide da raccogliere: è ora di riprendere l’elmetto che avevamo messo nell’armadio.

* M5s, deputato e presidente della Commissione Cultura della Camera

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