Un virus simile alla Sars, un Coronavirus, si è diffuso in queste ultime settimane in Cina, probabilmente a partenza dalla città di Wuhan. Ha raggiunto altre tre nazioni asiatiche e soprattutto risulta dar luogo a contagio interumano. L’Organizzazione mondiale della sanità ha indetto per discutere questa nuova situazione la riunione di un comitato di emergenza per domani 22 gennaio.

Le notizie, data la precocità nella manifestazione di questo focolaio che sta causando allarme a causa della somiglianza con la sindrome respiratoria acuta grave (Sars) e che uccise quasi 650 persone in Cina e Hong Kong nel 2002-2003, non sono molte.

Secondo l’ultimo bollettino del Centro epidemiologico (Center for health protection, Chp) – sito a Hong Kong e pubblicato l’11 gennaio -, il 9 gennaio 2020 la National health commission aveva annunciato l’isolamento nei competenti laboratori della Repubblica Popolare di un virus dal sangue di un paziente. In microscopia elettronica il virus aveva mostrato l’aspetto tipico di un coronavirus. Il sequenziamento dell’intero genoma del virus aveva poi messo in evidenza un nuovo coronavirus (nCoV), fino a ora considerato incapace di infettare l’uomo.

Il gruppo di esperti della Cina continentale ha in via preliminare stabilito che questo virus è associato al gruppo di casi di polmonite virale che si sono verificati a Wuhan. Dopo ulteriori test, a 41 pazienti è stata diagnosticata l’infezione da nCoV. Da un punto di vista clinico, la malattia si è presentata con i classici sintomi di un’affezione respiratoria.

I pazienti avevano tutti febbre, malessere generale e tosse, in alcuni casi con il carattere di sindrome dispneizzante. Tutti i casi sospetti sono stati trattenuti in isolamento. Al 14 gennaio, sette pazienti sono stati dimessi, fra quelli ancora ricoverati sei erano in gravi condizioni mentre uno è deceduto, i rimanenti si stavano mantenendo in condizioni stabili.

Il caso fatale ha colpito un uomo di 61 anni che aveva degli importanti fattori di rischio, cioè un tumore addominale e malattia epatica cronica, ricoverato in ospedale a causa di una localizzazione polmonitica e insufficienza respiratoria. Fra i pazienti più impegnati clinicamente venivano elencate polmonite grave, sindrome da distress respiratorio acuto, shock settico e insufficienza multiorgano. A oggi i casi fatali sarebbero tre.

Rientriamo comunque in un quadro clinico complessivo di minore gravità rispetto alla Sars del 2003, sia da un punto di vista numerico dei casi che della percentuale di gravità. Le settimane che seguiranno ci daranno però dei dati più precisi, chiarendo tutti le caratteristiche epidemiologiche di questo focolaio ancora da precisare.

Nei giorni seguenti il numero totale di persone a cui è stato diagnosticato il nuovo virus sarebbe salito a 218. Cinque casi sono stati segnalati a Pechino, mentre a Shanghai una donna di 56 anni che era venuta da Wuhan è stata ricoverata in ospedale e appare in condizioni stabili, secondo le autorità sanitarie locali.

Lunedì la Corea del Sud ha riportato anche il suo primo caso: una donna di 35 anni che è arrivata da Wuhan. Thailandia e Giappone hanno precedentemente segnalato un totale di tre casi, tutti visitati nella città cinese. Gli epidemiologi del Centro mrc for Global infectious disease Analysis presso l’Imperial College di Londra hanno dichiarato, in un articolo pubblicato venerdì 17, che il numero di casi a Wuhan sarebbe probabilmente più vicino a 1.700, molto più alto del dato ufficiale. “We estimate that a total of 1,723 cases of 2019-nCoV in Wuhan City (95% CI: 427 – 4,471) had onset of symptoms by 12th January 2020 (the last reported onset date of any case)”.

Nell’articolo si richiama inoltre l’attenzione sull’intenso traffico che si svolge attraverso l’Aeroporto internazionale di Wuhan, che potrebbe funzionare da centro di diffusione del virus con modalità difficili da controllare. Ciò motiverebbe le misure di sorveglianza e controllo che vengono messe in atto negli aeroporti di tutto il mondo.

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