Una richiesta di risarcimento da 480 milioni di euro. È quanto richiesto da Malacalza a Carige, Fondo Interbancario di tutela dei depositi, anche con lo Schema volontario e alla trentina Cassa centrale banca per il riassetto realizzato con l’aumento di capitale da 700 milioni votato all’assemblea di settembre. In quell’occasione i Malcalza decisero di non ostacolare l’ennesimo salvataggio dell’istituto. Il 27,5% degli industriali di origine piacentina, se fosse stato presente, avrebbe infatti pesato più del 47,6% che ha votato sì.

A dicembre era poi arrivato il via libera di Consob allaumento di capitale senza il quale la continuità aziendale era a rischio. Ma anche l’impugnazione della delibera sulla ricapitalizzazione da parte degli azionisti di risparmio. Che, pur possedendo poco più di 25.500 titoli a fronte degli oltre 55,2 miliardi di azioni ordinarie, potrebbero anche chiedere una sospensiva bloccando il piano di rafforzamento. Oggi la controffensiva della famiglia di origine piacentina.

Venerdì 17 gennaio è l’ultimo giorno per impugnare la delibera dell’assemblea e per agire con la richiesta di risarcimenti. Malacalza prima dell’aumento erano il primo azionista della banca con il 27,7% e oggi ha poco più del 2% del capitale. Non è stata chiesta la sospensiva, ma il pagamento del danno in solido ai soggetti che hanno realizzato l’operazione, che vedeva praticamente azzerando il diritto d’opzione per i soci preesistenti. Oggi Carige, a valle della ricapitalizzazione, fa capo per quasi l’80% al Fitd (e Svi), Ccb ha l’8,3%, oltre ad avere in base all’accordo quadro sottoscritto con Fitd e Svi diritti per acquistarne a sconto la quota. Nessun commento da parte di Carige o da Malacalza. Nel pomeriggio il Fondo Interbancario, interpellato al riguardo, ha anche negato l’esistenza della causa. Una azione di richiesta danni alla sola Carige è stata depositata in questi giorni anche da una quarantina di piccoli soci dell’associazione la Voce degli azionisti, capitanata da Franco Corti, da quanto filtrato. Una azione di risarcimento è stata avviata anche dalla categoria degli azionisti di risparmio, con l’udienza già fissata per il 31 marzo.

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