Non è ancora giunta l’ora di Banca Carige. Con il permesso della famiglia Malacalza, lo ha stabilito l’assemblea straordinaria dei soci dell’istituto ligure che venerdì 20 settembre ha approvato la ricapitalizzazione da 900 milioni di euro della Cassa di Rispamio di Genova e Imperia con il si del 91,04% dei presenti. Cioè il 47,6% del capitale.

“Si torna a dormire la notte”, ha commentato a caldo Pietro Modiano, che della banca è commissario straordinario dopo esserne stato presidente per una manciata di mesi. Grazie soprattutto a Vittorio Malacalza e ai suoi figli che, dopo settimane di silenzio assoluto, hanno deciso di non ostacolare l’ennesimo salvataggio dell’istuto. Il 27,5% degli industriali di origine piacentina, se fosse stato presente in assemblea, avrebbe infatti pesato più del 47,6% che ha votato sì. Ma così non è stato: i convitati di pietra, pur non votando a favore della ricapitalizzazione, non presentandosi hanno di fatto salvato la banca ancora una volta.

LA GIORNATA – “Sono qui come piccolo azionista, non so cosa farà la Malacalza Investimenti“. Se qualcuno si aspettava una dichiarazione programmatica dell’uomo del giorno, si sbagliava di grosso. Vittorio Malacalza si è presentato all’assemblea che doveva decidere se salvare o sommergere Carige con il solo peso azionario di un piccolissimo risparmiatore, ha perfino rinunciato a prendere la parola nel corso dell’assise e poco prima delle 14 ha lasciato la sala.

La quota di famiglia che controlla la Cassa di Risparmio di Genova e Imperia con il 27,5% non è comunque venuta con lui. Un’assenza che ha pesato. Non poco, visto che ha influenzato decisamente il quorum assembleare: senza la Malacalza Investimenti la ricapitalizzazione da 900 milioni della banca ha guadagnato le prime chance di passare. Se invece il primo azionista fosse intervenuti, senza il placet della famiglia di origini piacentine non ci sarebbe stata partita. “Aspettate. Sapete che siamo gente misteriosa – ha detto il patriarca all’ingresso – I miei figli? Forse stanno arrivando”.

L’aumento di capitale aveva bisogno dell’approvazioneo dal 66% del capitale presente in sala. Quindi anche con la rappresentanza dell’80% dei soci, Malacalza avrebbe avuto la possibilità di bloccare l’operazione votando contro o astenendosi, scelta che equivale a un voto contrario.

L’attesa era alta e proporzionale agli interessi in gioco e alla preoccupazione di una città che ha osservato col fiato sospeso. Gli azionisti sono accorsi a frotte fin dal mattino per arrivare a rappresentare poco meno del 50% del capitale per un totale di 20000 azionisti. Accanto ai piccoli risparmiatori, incluso il vip Malacalza, sono arrivati soci di peso come il re del porto, Aldo Spinelli e il presidente della Fondazione Cassa Risparmio di Lucca Marcello Bertocchini. In sala, come ospiti dei Commissari, Fabio Innocenzi, Pietro Modiano e Raffaele Lener – c’erano anche i vertici del Fondo Interbancario, Salvatore Maccarone e Giuseppe Boccuzzi.

L’assemblea “la decide la famiglia Malacalza”, “speriamo bene”, “Vittorio è di buon umore”, aveva dichiarato Spinelli che a Genova se volesse forse sarebbe in grado perfino di spianare le salite, ma di Carige possiede “solo” l’1 per cento. Seduto in prima fila, ha stretto la mano a Malacalza, entrambi sorridenti. A chi gli ha chiesto come sarebbe andata, ha detto: “Vittorio è una brava persona, ma qui ci sono in ballo oltre 400 milioni”.

“Qui stiamo parlando del futuro di questa banca, non stiamo parlando del passato ma del suo futuro, siete
qui a deliberare per questo”, aveva d’altro canto ricordato Modiano, nel suo intervento di apertura dell’assise nel quale ha ripercorso i momenti “drammatici” dell’ultimo anno (“sembra ne siano passati dieci”), ricordando che fuori dalle stanze dei commissari “non c’era la fila per investire in Carige”, mentre a suo parere con i trentini di CCB si consegna alla banca “una prospettiva industriale seria e un futuro dignitoso”.

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