Con l’approvazione deliberata oggi, 30 luglio, dal Fondo di tutela dei depositi (Fitd), il piano di salvataggio di Carige è ormai a un passo dall’essere realtà. Mancano solo due passaggi alla messa in sicurezza della banca ligure, entrata in una crisi apparentemente senza via di uscita dal 2013 quando le ispezioni della Vigilanza di Banca d’Italia fecero emergere un buco miliardario causato dalla gestione dell’ex presidente Giovanni Berneschi (condannato a 8 anni e 7 mesi per truffa): uno è l’ok alla partecipazione al futuro aumento di capitale da parte della famiglia Malacalza, che controlla il 27,5% della banca ma è stata estromessa dal consiglio di amministrazione dell’istituto dopo il commissariamento deciso a gennaio dalla Bce, e l’altro è il via libera definitivo della stessa Banca centrale europea al progetto. Oggi però durante la sua riunione il Fitd ha deliberato gli interventi che secondo il presidente Salvatore Maccarone permettono una “soluzione definitiva dei problemi di Banca Carige”. Il Fondo interbancario di tutela dei depositi ha approvato il complesso piano di salvataggio della banca ligure che comprende innanzitutto la conversione in azioni dei circa 313 milioni di bond Carige in mano allo Schema volontario del Fondo e poi anche la partecipazione all’aumento di capitale da 700 milioni circa previsto nel piano.

I passaggi fondamentali del piano – Il progetto si basa sull’accordo tra il Fitd e Cassa centrale banca (Ccb), la holding di credito cooperativo con sede a Trento che entrerà nel nuovo azionariato di Carige attraverso l’aumento di capitale da 700 milioni con circa 65 milioni (meno del 10%) per poi salire progressivamente rilevando le azioni che saranno vendute dal Fitd. Dopo l’aumento di capitale scatterà poi l’emissione di un bond subordinato Tier2 da 200 milioni da parte di Carige che dovrebbe rafforzare ulteriormente il patrimonio portando la manovra complessiva a 900 milioni. Questi i termini dell’operazione per il salvataggio e il rilancio dell’istituto di credito genovese descritti dal presidente del Fitd Maccarone: “Sono 313,2 milioni di conversione. La quota di Cassa centrale è di 63 milioni, 85 milioni offerti in opzione ai soci attuali e tutto quello che manca a complemento di 700 milioni, compreso l’inoptato, lo garantisce il Fondo obbligatorio per un impegno massimo di 324 milioni e un minimo di 239. In più c’è il bond da 200 milioni che è tutto collocato. Cento milioni li sottoscrive la Cassa centrale banca, 50 Amissima (fondo Apollo), 13 il MedioCredito Centrale, 20 milioni il Credito sportivo e quindi è coperto tutto”.

I prossimi passaggi del progetto – Il 25 luglio i protagonisti del salvataggio del gruppo ligure, Fitd e Cassa centrale, hanno inviato alla Bce una nota con la garanzia della copertura del fabbisogno patrimoniale di Carige. Il 26 luglio il Credito sportivo ha detto sì alla sottoscrizione del bond di circa 20 milioni, il 29 luglio Mcc ha detto che ne sottoscriverà per 13 milioni e altri 17 milioni dovrebbero essere ripartiti tra Equita (1 milione), Mediolanum, Cattolica (in forse) e Fondazione Cariverona. Il presidente del Fitd Maccarone ha ricordato anche che “alla Bce il piano lo mandano i commissari, noi comunicheremo ai commissari che c’è stata la delibera. Poi ci sarà assemblea e la previsione è che si faccia a fine settembre”. Francoforte inoltre deve “dare a noi l’autorizzazione ad avere partecipazione che diventa assolutamente rilevante. Dipende dalla sottoscrizione dei privati, ma con Ccb potremmo essere noi gli unici soci rilevanti”. “Ci saranno un paio d’anni per l’esercizio dell’opzione” di acquisto delle quote del Fitd da parte di Ccb. “Dipende anche dalla relazione con l’autorità – ha spiegato Maccarone – perché la holding Ccb è nata qualche mese fa”. Quanto alla governance “c’è tutto il tempo per confrontarsi” perché l’intera operazione si chiuderà per fine anno.

Il nodo della famiglia Malacalza – Ai giornalisti che gli chiedevano informazioni, il presidente del Fitd Maccarone si è mostrato fiducioso e ha detto che con i Malacalza “ci siamo parlati. Io credo che dopo le decisioni che abbiamo preso è verosimile che l’operazione possa proseguire. Senza il loro contributo abbiamo detto parole a vuoto. L’importante non è tanto quanto mettano in sottoscrizione ma che votino l’aumento”. C’è un impegno? “Più che un impegno è un’aspettativa ragionevole” di un possibile orientamento della famiglia Malacalza a fare la propria parte sottoscrivendo la quota del futuro aumento di capitale di Carige. Quanto alla partecipazione del Fitd nella banca, Maccarone ha detto che in Carige “speriamo di starci il meno possibile. Quando Cassa Centrale Banca eserciterà l’opzione noi saremo contenti”.

L’identikit del probabile nuovo socio di maggioranza – Il neo costituito Gruppo Bancario Cooperativo Cassa Centrale Banca – Credito Cooperativo Italiano, che diverrà il socio di maggioranza di Carige quando il Fitd ne uscirà, comprende 80 Bcc, sette società di informatica e servizi e sette società prodotto (Claris Leasing, Cccres, Csi, Centrale Casa, Assicura Group, Neam, Phoenix, Cesve, Ibt, Sba, Prestipay, Csd), più di 1.500 sportelli dislocati in tutto il territorio nazionale, oltre 11mila dipendenti e più di 500mila soci. Al 31 dicembre 2018 i dati aggregati delle banche affiliate presentavano un patrimonio netto di 6,1 miliardi, un indice patrimoniale Cet1 ratio pari al 17,9%, attivi per oltre 72 miliardi, impieghi per 44 miliardi e un utile netto aggregato (pro forma) di 308 milioni. Il gruppo sorto dalla riforma delle Bcc è presieduto da Giorgio Fracalossi e l’amministratore delegato è Mario Sartori.

La politica si divide: Toti (FI) a favore, Fraccaro (M5S) critico – La politica però esprime posizioni differenti. Il governatore della Liguria, Giovanni Toti di Forza Italia, ha detto che “siamo fiduciosi nel lavoro dei commissari e confidiamo che a settembre si proceda con il rafforzamento patrimoniale previsto”. Ma il ministro per i Rapporti con il Parlamento e la Democrazia diretta, Riccardo Fraccaro del M5S, ha sostenuto invece che “la recente operazione di Cassa centrale banca su Carige, con un esborso di 165 milioni fra capitale sottoscritto e acquisto del bond subordinato, conferma che le preoccupazioni che ho sempre sollevato in merito alla riforma del credito cooperativo si stanno materializzando”. “Le capogruppo fanno quello per cui sono nate: sono società per azioni – aggiunge – che si comportano e agiscono da società per azioni. Ora, in questo contesto di indebolimento strutturale o per meglio dire di snaturamento del mondo cooperativo, il Trentino dovrebbe preservare la natura pubblica di Medio Credito Trentino Alto Adige. Abbiamo un’occasione storica per creare una vera e propria banca pubblica per gli investimenti sul modello tedesco, che possa mettersi al servizio delle nostre imprese e dei nostri territori”. “Se la Provincia e il Presidente Fugatti vorranno intraprendere questo percorso noi saremo al loro fianco ma se, come invece sembra, si vorrà procedere alla vendita sul mercato della quota di maggioranza pubblica della banca allora saremo di fronte a l’ennesima svendita del nostro patrimonio. In questo caso – conclude Fraccaro – non potremmo che opporsi a questa evenienza”.

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