Doveva essere la grande notte dell’Inter, di nuovo prima in classifica e campione d’inverno. Poteva essere quella dell’Atalanta, padrona per un’ora almeno a San Siro, a tratti straripante. Lo è stata, ma non fino in fondo. Dalla grande sfida tra Conte e Gasperini esce un pareggio (1-1, Lautaro nel primo tempo, Gosens nella ripresa), che in fondo può star bene a entrambi, e se lascia qualche rimpianto lo fa proprio tra i bergamaschi, non solo per la mole di gioco, soprattutto per il rigore della vittoria sprecato al 90’ con Muriel. Respira Antonio Conte. E non si offenda: in settimana aveva polemizzato con chi aveva parlato di contropiede per la sua Inter. È proprio così che ha affrontato l’Atalanta a San Siro. Ha funzionato per mezz’ora, ha portato un punticino che è buono comunque per muovere la classifica, a maggior ragione dopo il successo in trasferta a Napoli. Ma la partita l’hanno fatta gli altri. Dopo venti secondi venti, Lukaku colpisce già un palo. In fuorigioco, a gioco fermo, ma lascia subito capire il copione del match. Forsennato, giocato a mille all’ora da entrambe le parti. Con la differenza però che mentre l’Inter reggerà i ritmi solo per un tempo, l’Atalanta lo farà fino alla fine.

Gasperini non è allenatore da compromessi. Se la va a giocare a San Siro per vincere, con le sue idee, con una formazione se possibile ancora più offensiva del solito: con Pasalic nei due mediani e il tridente d’attacco completato da Zapata, al rientro da titolare dopo tre mesi d’assenza. È anche forse sfruttando l’eccessivo entusiasmo degli ospiti che l’Inter va subito in vantaggio, in appena quattro minuti: uno-due nello stretto fra Lukaku e Lautaro, Toloi sbaglia la chiusura, Lautaro davanti alla porta non sbaglia quasi mai. 1-0 e partita ancora più incanalata sul copione iniziale.

L’Atalanta gira palla, l’Inter aspetta con attenzione la manovra ospite, la contiene, appena recupera il pallone con tre passaggi e quasi sempre lo stesso schema (sponda di una delle due punte e imbucata del centrocampista dell’altra) va in porta. Sembra tutto perfetto. Sull’unica ma gran parata di Handanovic nel primo tempo c’è anche il più grande rimpianto dell’Atalanta: non il colpo di testa di Toloi murato sulla linea, ma la trattenuta di Lautaro nella mischia che si accende in area sulla palla vagante. Il braccio dell’attaccante cintura la gamba di Palomino pronto a ribadire in rete: impossibile da vedere ad occhio nudo, ma il Var vede tutto; non Rocchi, che non viene richiamato al monitor. Un classico. Nonostante il pericolo scampato, l’Inter non si accorge di essere caduta nella tela di Gasperini. O se lo capisce, non riesce a far nulla per evitarlo. Più passa il tempo, più l’Atalanta aumenta i giri. All’inizio della ripresa Malinovskyi, appena subentrato a Zapata, l’unica nota stonata nell’orchestra orobica, evidentemente ancora fuori condizione, stampa subito il suo mancino sul palo. L’Inter si abbassa troppo, ma non per scelta, come sovrastata da una marea.

Nel dominio ospite c’è tanto merito della banda di Gasperini e un po’ di quei limiti che la squadra di Conte mostra da mesi: gli esterni sono nulli, Sensi è recuperato ma non ancora a pieno regime, controfigura del centrocampista totale di iniziò stagione, alla lunga i due davanti restano sempre soli. Il pareggio è inevitabile, anche se arriva nella maniera più casuale, con una zampata di Gosens su un pallone che sembra rimbalzare innocuo in mezzo all’area. A quel punto l’Atalanta è totale padrone del campo, ma non è solo per il contraccolpo psicologico del gol: lo era già prima. Al 90’ ecco l’occasione per completare la rimonta, che sarebbe anche meritata: un rigore stavolta generoso per una spinta di Bastoni su Malinovskyi. Sa un po’ di compensazione per la svista del primo tempo, ma Handanovic lo para e cancella le polemiche (che di sicuro ci saranno lo stesso). L’Inter è prima, anche se vede la Lazio sempre più vicina e domani potrebbe vedersi scavalcata dalla Juventus. L’Atalanta è bellissima. L’unico verdetto di San Siro.

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