E’ fine luglio 2019 quando, per la prima volta, arrivo a Venaus, Festival Alta Felicità. E non so cosa aspettarmi.

Entri in questa valle dove anche le montagne, di qua e di là, ti guardano con sospetto e più avanzi e più si avvicinano e stringono. Migliaia di giovani campeggiano. Io sono lì per raccontare la storia di Vittorio Arrigoni e c’è anche Egidia Beretta, la madre. Il via vai di tutti è incessante, sul palco si alternano interventi, quando è il mio turno mi cambio in camerino (dietro i bagni chimici, in un boschetto, al riparo da coppiette che pòmiciano e gruppetti che parlano). Vedo ogni sorta di persona, là una nonnina che attraversa il campo, sottovento alla carne alla griglia, spingendo il passeggino con nipotino, laggiù Luca Mercalli che ribatte alle opinioni di chi lo ascoltava prima, magliette fiere come quella di Carola Rackete.

Motivi per farsi prendere dalla stanchezza ce ne sono, con questo che sembra caos, ma non lo è. I tecnici audio e luci potrebbero perder la pazienza in qualunque momento (un imprevisto, un jack sbagliato, un cavo HDMI che non è VGA): eppure non sono mai meno che gentili e sorridenti. Come gli organizzatori, tutti, che non sono mai meno che capaci di farti sentire a casa.

Il sole scompare dietro le montagne, ora sono sagome nere che il temporale di là illumina come un film di guerra al fronte. Preludio del giorno dopo, quando ancora e ancora e ancora i valligiani saranno a dire No al cantiere Tav, a difendere quella che per noi è solo terra, quella che per loro è vita e dovere ai figli. Basta vederli e capisci che stanno facendo la cosa giusta. Nicoletta Dosio, 73 anni, è con loro e io sono fiero di essere in questa valle, che vive e lotta. Nicoletta, 73 primavere, come se arrestare potesse… fermare!

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