Il 2019 sta per finire. Vorrei raccontarlo brevemente, attraverso dieci parole che lo hanno attraversato. Non sono esaustive, né hanno la pretesa di dominare lo spettro di ogni cosa accaduta. Semplicemente, ne elencherò dieci alla base di pensieri e momenti vissuti in un anno. Alcune ne racchiudono altre ancora. Dieci spunti per riflettere nell’immediato futuro. Vediamole insieme.

1. Stonewall: ho parlato più volte della notte tra il 27 e il 28 giugno 1969, quando la comunità Lgbt+ di New York si ribellò alle angherie della polizia. Da quel momento, disse Ginsberg, “i gay hanno perduto quel loro sguardo ferito”. A guidare la rivolta, alcune donne transessuali. Questa parola ne richiama altre due: memoria e ribellione.

Ribelle è chi non smette di lottare, per dire no a un sistema che genera sofferenza. Chi ha memoria, invece, conserva. Un’immagine del passato, che dà forma al futuro. Queste parole ci ricordano cosa possiamo essere: gente che non si arrende, nel nome di una coscienza profonda. Che non dimentica.

2. Genitore (1 e 2): Giorgia Meloni lo insegna. Stop al “pensiero unico” del “gender” che cancella le parole “mamma” e “papà”. Lo dice lei: donna, madre, italiana e cristiana. Peccato che nessuno voglia togliere quei termini dal lessico familiare, vecchio e nuovo. È solo modulistica.

Alcuni comuni hanno usato, nel linguaggio burocratico, le formule “1° genitore” e “2° genitore” per permettere anche alle famiglie arcobaleno di registrare i loro atti ufficiali senza dover mentire. Dopo di che, chi crede davvero che si voglia creare una neolingua o è in malafede o è qualcosa di molto simile a un no-vax dell’uguaglianza. In entrambi i casi, non ci fai una bella figura.

3. Bibbiano: io ne volevo parlare. A fondo. Volevo capire cosa c’era di vero in una narrazione che faceva di alcuni illeciti la prova provata che c’era una lobby che toglieva i bambini alle famiglie tradizionali per darli alle coppie gay. Solo che, chissà perché, dopo che il caso si è sgonfiato un po’, nessuno vuole più tornare sull’argomento. Peccato.

4. Verona: ricordo un episodio della grande manifestazione contro la Congresso della famiglia. Un’attivista, a un certo punto, urlò: “Ci volete ancelle, ci avrete ribelli”. Torna ancora la “ribellione”. Portiamocela nel 2020, se vogliamo che le forze del regresso – quelle che prevedono un solo tipo di famiglia, un solo modo di essere donne (magari sposate e sottomesse), che fanno spallucce di fronte alla violenza di genere, ecc – vengano definitivamente riconsegnate all’unico futuro possibile per loro: l’oblio.

5. Greta: ok, non è simpatica. Sorride raramente. E ci ricorda tutto ciò che non vorremmo sentirci dire. E poi è una ragazza, giovane e di successo. Basta solo questo per mandare in tilt il tracotante maschio italiano standard. Eppure i ghiacciai si sciolgono. Le foreste bruciano. I cetacei muoiono, con quintali di plastica in pancia. E mentre scrivo, là fuori, ci sono 20° C. A dicembre, in Sicilia.

6. Odio: ce n’è troppo. Contro donne, persone Lgbt+, migranti e tutto ciò che ci interroga sulle diversità. Ne sanno qualcosa persone come Laura Boldrini e Liliana Segre. L’avvocata Cathy La Torre, insieme alla filosofa Maura Gancitano, ha lanciato l’iniziativa #odiareticosta. Ancora, suggerisco di dare un occhio al Manifesto della comunicazione non ostile.

Quindi, c’è quello che possiamo fare anche noi, tutte le volte che siamo di fronte al pc: chiederci, ad esempio, se le cose che vogliamo scrivere contro qualcuno riusciremmo anche a dirle dal vivo. Se la risposta è no, tacete.

7. Migranti: Ricordate l’invasione? I discorsi di Matteo Salvini? Bene. L’attuale ministra dell’Interno è riuscita a distribuire i migranti giunti in Italia tra vari paesi europei. A dire no, il blocco di Visegrad (Ungheria, Polonia, Slovacchia). Stati che, per un curioso scherzo del destino, sono governati da leader vicini a Matteo. Però poi “prima gli italiani”, giusto?

8. Elezioni: No, non credeteci. Quando dicono che non ci fanno votare. L’abbiamo fatto nel 2018, si rifarà nel 2023 secondo la naturale scadenza della legislatura. Si è votato da poco in Umbria, in Sardegna e in molti altri posti. Si voterà ancora in Emilia Romagna e Calabria. E non è vero che abbiamo ancora una volta un premier non eletto dal popolo. Perché mai l’Italia ha eletto un premier. Non credete a queste idiozie.

9. Brexit: L’Inghilterra ha deciso. Sarà interessante vedere cosa deciderà la Scozia, in futuro. Penso di poter dire che la scelta inglese sia sbagliata. Ok, l’Inghilterra (col Commonwealth) ha una rete di relazioni internazionali per cui è comunità a sé. Ciò non è vero per l’Italia, piccola potenza regionale. E per molti altri paesi nell’Ue. Oltre i cui confini ci sono Russia e Cina. E si sa che fine fa il pesce piccolo in un mare di squali.

10. Sardine: Hanno un grande merito: hanno rotto il giocattolo della “bestia”, oscurandone il predominio sui social. Salvini ha dovuto parlare di nocciole turche, per tornare in auge (e anche lì, figura pietosa, dato che ha attaccato una grande azienda italiana su un problema che non esiste). Tristi, in tutto ciò, le critiche da una sinistra che colleziona disfatte e disperde elettorato. Facciamole crescere, le sardine: vediamo dove andranno. Verrà il tempo delle valutazioni. E delle giuste critiche.

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