Il movimento anti-vaccino in Italia ha un grosso alleato: un sistema sanitario molto difficile da navigare, a corto di personale, ma soprattutto inefficiente. Questa settimana ho cercato di prenotare a Roma una vaccinazione per l’epatite A dal momento che all’inizio di gennaio andrò in India per una settimana.

Se lo avessi fatto a Londra, avrei impiegato 10 minuti a farlo per telefono in una delle tante cliniche per viaggiatori e ancor meno se avessi usato l’applicazione del mio GP, il medico della mutua, sul mio telefonino. Ma non ero a Londra.

Ho cercato online e ho trovato che la Asl di Via Plinio a Roma si occupa del tipo di vaccinazione di cui io ho bisogno. Ho mandato un’email all’indirizzo suggerito nel sito, ma non ho ricevuto alcuna risposta. Due giorni dopo ho telefonato al centralino dell’Asl, ma non ha risposto nessuno. Avrò provato una ventina di volte.

A quel punto ho cercato un’alternativa: un centro privato. Ce ne sono pochissimi nella capitale. Ho prenotato il vaccino, ma dopo due giorni ho ricevuto un’email dove mi si diceva che il mio appuntamento era stato cancellato perché non avevano il vaccino per l’epatite.

A questo punto è iniziata la ricerca del vaccino. In farmacia mi hanno detto che al momento non si trova in commercio, dovevo provare nelle farmacie internazionali. L’ho trovato in quella del Vaticano, ma ne avevano solo due. Quando ho chiesto se ci voleva la ricetta medica, mi hanno risposto che per entrare in Vaticano ci vuole la ricetta, ma va bene una qualsiasi. Quando ho ripetuto la domanda mi hanno attaccato il telefono. Incredibile vero?

Finalmente ho parlato con una farmacista gentile di una farmacia internazionale che mi ha scoraggiato dal continuare la mia ricerca: il vaccino contro l’epatite A, mi ha detto, è introvabile in Italia. A quanto pare la società che lo distribuisce non ce lo manda più.

Cercando su internet l’ho scovato in una farmacia di Lugano. Ho chiamato e sono stati gentilissimi: è chiaro sono svizzeri. Mi hanno confermato che in Italia non si trova perché non viene distribuito, non si capisce bene il motivo.

Purtroppo, però, essendo un vaccino che deve essere tenuto in frigo, la prima spedizione che mi potevano fare era dopo le vacanze di Natale, troppo tardi. Dato che, prima di andare in India, mi fermerò qualche giorno in Malesia, a Kuala Lampur, ho cercato sull’internet un centro dove fare il vaccino nella capitale Malese.

Ho scritto un’email a un servizio sanitario locale domandando cosa dovevo fare. Mi hanno risposto nel giro di venti minuti con una lista di ospedali e centri dover poterlo fare: dovevo solo scegliere quello più comodo e avrebbero provveduto loro a farmi la prenotazione.

Augurandovi un Buon Natale lascio a voi lettori le conclusioni di questo racconto.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Disabili, altro che manovra record! Gli ‘interventi per 1,3 miliardi’ annunciati sul Blog delle Stelle si scontrano con la realtà dei numeri

next
Articolo Successivo

Psicoterapia, il rimedio migliore per i disturbi emotivi. E l’Opera don Calabria non ha tradito le aspettative

next