Il Governo di Accordo Nazionale libico ha accettato gli aiuti militari offerti dalla Turchia e previsti, secondo quanto dichiarato dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, dal Memorandum d’intesa firmato tra i due Paesi il 27 novembre. A dare la notizia è il Libya Observer, con al-Jazeera che conferma il via libera di Tripoli alla richiesta di aiuti logistici e tecnici da parte di Ankara. In serata, poi, da Tripoli fanno sapere che il premier al-Sarraj ha inoltrato una richiesta ufficiale di aiuti militari anche a Italia, Algeria, Gran Bretagna e Stati Uniti, i Paesi che sostennero l’operazione Bunyan al Marsus lanciata dalle forze di Tripoli e di Misurata contro l’Isis a Sirte.

Nel suo recente viaggio tra Tripoli e Bengasi, nel quale ha incontrato i rappresentanti del Gna e la controparte guidata dal generale Khalifa Haftar, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, aveva messo l’accento proprio sulla sua contrarietà all’accordo tra Libia e Turchia. Lo aveva dichiarato anche dopo il suo ritorno a Roma, dicendo di aver espresso “forti riserve” per la recente firma “che nella nostra ottica complica una situazione già particolarmente complessa”. Per questo, ha poi aggiunto, “contatterò i principali interlocutori internazionali come Usa, Russia e Turchia e promuoveremo un’altra missione, questa volta europea. Ho deciso poi di istituire un inviato speciale per la Libia con il compito di tenere una costante interlocuzione”, anticipando poi di aver già parlato con il ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu.

La rivelazione del quotidiano libico, però, conferma che un eventuale intervento della Turchia al fianco di al-Sarraj rischia di spodestare l’Italia dal ruolo di principale partner del Governo di Accordo Nazionale, con il quale Roma intrattiene importanti relazioni anche riguardo alla gestione dei flussi migratori dal Paese nordafricano. A questo proposito, giovedì lo stesso Di Maio ha ammesso che “sicuramente l’Italia ha perso terreno in Libia a causa della crisi di quest’estate, far cadere i governi da un giorno all’altro provoca anche questo. Quando un governo entra in crisi se ne deve creare un altro e in quello spazio si inseriscono altri attori internazionali. Adesso l’Italia deve riprendere il suo ruolo naturale”.

Questo compito deve essere svolto dalla Farnesina, continua il ministro, “curando in maniera costante i rapporti con le parti libiche. Lo stava facendo e lo farà in modo eccellente il nostro corpo diplomatico e la nostra intelligence, l’ambasciatore Buccino che io ringrazio. Ma c’è bisogno anche di una presenza politica più forte in Libia, non lo può fare solo il ministro, lo faremo con l’inviato speciale del ministro”.

Nel frattempo, Vladimir Putin fa sapere che la Russia è in contatto sia con il governo di al-Sarraj che con l’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) guidato dal generale Haftar e che ha intenzione di promuovere una collaborazione con i Paesi europei per arrivare alla tregua e a una soluzione rapida del conflitto: “Certamente – ha affermato – ne parleremo con i nostri partner in Europa. Ho appena avuto una conversazione telefonica con la cancelliera tedesca e con il presidente francese. Ho anche discusso della questione con il presidente turco Erdogan. A nostro avviso, la miglior cosa da fare è trovare una soluzione tra le parti belligeranti che consenta di fermare le ostilità e di concordare chi governerà il Paese, come e con quali poteri. A mio parete la Libia è interessata a questo”.

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