Il Centro europeo per i diritti umani e costituzionali, Mwatana for Human Rights, Amnesty International, Campaign Against Arms Trade, Centre Delàs e Rete Disarmo hanno chiesto all’ufficio della procura del Tribunale penale internazionale di indagare sulle responsabilità dei dirigenti delle aziende europee produttrici delle armi usate dagli stati membri della Coalizione guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati arabi uniti per compiere possibili crimini di guerra in Yemen.

Le aziende chiamate in causa sono Airbus Defence e Space S.A. (Spagna), Airbus Defence e Space GmbH (Germania), BAE Systems Plc. (Regno Unito), Dassault Aviation S.A. (Francia), Leonardo S.p.A. (Italia), Mbda Uk Ltd. (Regno Unito), Mbda France S.A.S. (Francia), Raytheon Systems Ltd. (Regno Unito), Thales France (Francia) e Rheinmetall AG (Germania) tramite la controllata Rwm Italia S.p.A. (Italia).

Le 350 pagine di prove trasmesse all’ufficio della procura del Tribunale riguardano 26 attacchi aerei che hanno causato uccisioni o ferimenti di civili e danni o distruzioni di centri residenziali, scuole, ospedali e altri obiettivi protetti, come un museo e alcuni siti dichiarati patrimonio dell’umanità.

Il principio alla base della richiesta di indagini è che chiunque sia coinvolto nella vendita di armi deve assumersi la propria parte di responsabilità rispetto a come quelle armi vengono usate, compresi i funzionari governativi competenti per le autorizzazioni alle esportazioni di armi. Vero è che molte aziende che producono armi usano questo argomento per sollevarsi dalle responsabilità. In realtà, l’approvazione governativa non assolve i dirigenti delle aziende dagli obblighi di rispettare i diritti umani nell’ambito delle loro attività commerciali, tra cui quello di non esportare armi che potrebbero essere usate per compiere crimini di diritto internazionale.

Un’indagine del Tribunale penale internazionale sarebbe un passo avanti di portata storica per chiamare i dirigenti delle aziende produttrici di armi a rendere conto delle loro decisioni basate unicamente sul profitto. Da quell’indagine potrebbe derivare un messaggio chiaro: gli attori economici rischiano di rispondere sul piano penale quando sono coinvolti nei più gravi crimini di diritto internazionale.

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