Dopo una lunga procedura burocratica, Ghassan Ezzarraa ha ricevuto mercoledì 10 dicembre il decreto per il conferimento della cittadinanza italiana, proprio nella Giornata mondiale dei diritti umani. Il giovane 23enne, di origini marocchine e da 18 anni a residente a Reggio Emilia, era un promettente quattrocentista e nel 2013 era riuscito a conseguire la prestazione minima per partecipare ai campionati del mondo di Donetsk. Avrebbe rappresentato l’Italia, ma non poteva farlo senza la cittadinanza italiana. Ghassan ha poi abbandonato l’atletica ed è diventato educatore in una cooperativa sociale. La sua storia era finita sui giornali a fine dicembre del 2018, quando il procedimento per riconoscergli la cittadinanza si era prolungato all’improvviso a causa del decreto sicurezza. Ma ora i tempi tecnici sono trascorsi e anche Ghassan sarà cittadino italiano.

Il 31 gennaio è stato invitato in Sala del Tricolore a Reggio Emilia per la cerimonia di conferimento della cittadinanza. “Sono anni”, ha scritto su Facebook il sindaco Pd Luca Vecchi, “che Ghassan aspetta questa notizia e per colpa di questo ritardo ha dovuto rinunciare a tanti sogni, tra cui quello di rappresentare l’Italia ai campionati mondiali di atletica del 2013”. Vecchi prosegue sottolineando che per Ghassan “la cittadinanza non è solo un traguardo, ma anche un onore e una responsabilità, perché da sempre si sente italiano e si impegna nella nostra comunità. Insieme a lui sono tantissimi i ragazzi e le ragazze in questa condizione”

La vicenda riporta al centro del dibattito la questione della riforma dello ius soli, attualmente in discussione a Montecitorio, ma fuori dalle agende dei partiti. “La Giornata dei Diritti Umani è diventata un dì di festa”, ha scritto su Facebook la consigliera comunale di Reggio Emilia Marwa Mahmoud, esponente del movimento Italiani senza cittadinanza che dal 2016 si batte per la riforma della legge. Proprio Mahmoud ha lanciato la campagna che mostra i ragazzi senza cittadinanza come dei fantasmi al grido “Noi ci siamo”. Il progetto dell’associazione ha superato anche i confini italiani, arrivando a Bruxelles. La giovane Diana Bota è partita con una delegazione di attivisti, educatori e giornalisti sostenuti anche dall’associazione “Razzismo è una brutta storia” per dialogare con gli europarlamentari e per chiedere un sostegno politico perché anche in Italia si possa affrontare la questione.

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