Un totale di 4.700 esuberi nei prossimi 3 anni, circa 3mila già dai prossimi mesi. È questa la condizione posta da ArcelorMittal per restare a Taranto. Dal 2020 la multinazionale dell’acciaio intende licenziare 2900 persone per portare avanti il nuovo piano industriale e un’altra tornata di esuberi – circa 1.800 lavoratori – è prevista nel 2023, quando verrà spento l’altoforno 2 e attivato un forno elettrico in grado di garantire 1,2 milioni di tonnellate di acciaio “pulito”.

Il “no” di sindacati: “Martedì sciopero” – Dopo aver rallentato la propria fuga, il colosso franco-indiano mette sul tavolo del ministero dello Sviluppo Economico, davanti ai sindacati, le proprie richieste per garantire la presenza in Italia. “Non ci sono le condizioni per aprire confronto per un’intesa. Si deve ripartire dall’accordo di un anno fa, con i livelli occupazionali e investimenti indicati dal piano del 2018″, è stata la prima reazione di Fiom, Uilm e Fim alle slide mostrate dall’amministratore delegato Lucia Morselli. I rappresentanti dei lavoratori hanno quindi annunciato uno sciopero con manifestazione unitaria a Roma il 10 dicembre.

Patuanelli: “Deluso, passi indietro” – Mentre il ministro Stefano Patuanelli si dice “deluso” e parla di un “passo indietro” su esuberi e livelli produttivi: “Questa non è l’idea che ha il Governo sullo stabilimento. Riteniamo che la produzione a fine piano debba essere più alta, arrivando almeno ad 8 milioni di tonnellate”, ha spiegato annunciando la presentazione, nei prossimi giorni, di un piano industriale “green” dell’esecutivo e affermato che lo Stato è pronto “a investire, ad essere presente, a partecipare e accompagnare” la multinazionale in questa transizione.

Riduzione della forza lavoro del 40% – “L’azienda ha avuto quest’anno uscite di cassa di un miliardo di euro”, aveva detto la manager prima di snocciolare tutti i punti del nuovo piano industriale 2020-2024 che prevede, a termine, una riduzione da 10.789 dipendenti a circa 6.098 con oltre il 40% dell’attuale forza lavoro che dovrà lasciare gli stabilimenti e il totale tradimento degli ‘zero esuberi’ garantiti con l’accordo sindacale firmato nel settembre 2018. Proprio per questo i metalmeccanici giudicano “irricevibili” le condizioni pesantissime poste dall’azienda.

Anche revisioni dei contratti – Che avranno conseguenze immediate anche per i lavoratori che resteranno negli impianti. Tra le variazioni illustrate c’è anche la “ricontrattazione” dell’accordo di secondo livello e la “revisione” degli “attuali accordi” e “prassi esistenti” per adeguarli alle normative del contratto collettivo nazionale di lavoro dei metalmeccanici. Sotto il punto di vista ambientale, la multinazionale ha anche annunciato la riduzione della copertura dei parchi minerari che passa da 700 a 500 metri, ma contestualmente ha annunciato una parte di “decarbonizzazione”.

Il nuovo forno elettrico “ibrido” – Il nuovo piano industriale prevede infatti la fermata dell’altoforno 2 dalla fine del 2022 e la contestuale messa in produzione del forno elettrico ad arco “Eaf” con una soluzione “ibrida” di caricamento (in parte rottame e in parte ghisa liquida) e la sua predisposizione per essere caricata con il preridotto. ArcelorMittal prevede la produzione 1,2 milioni di tonnellate di acciaio grazie alla nuova fornace, oltre alle 4,8 milioni di tonnellate che arriveranno dagli altoforni. Il totale, quindi, si assesterà a 6 milioni: un livello produttivo che i franco-indiani contano già di raggiungere dal 2021 con gli altoforni 1, 2 e 4. Era questa, tra l’altro, la cifra che ArcelorMittal prevedeva di sfornare nel 2019, ma invece si fermerà a 4,5 milioni. Il prossimo anno ora afferma di assestarsi tra le 5-5,5 milioni di tonnellate.

Patuanelli: “Ora il nostro piano ecosostenibile” – “La strada è stretta e in salita. L’obiettivo è garantire la continuità produttiva”, aveva detto in apertura di lavori – sospesi dopo l’illustrazione del piano con i sindacati riuniti per valutarlo – il ministro Patuanelli. “È necessario un confronto costruttivo onesto che sia sviluppato nel tempo parallelamente alle previsioni sul piano industriale ed a tutto quello che stiamo cercando di fare. Non sarà semplice, ma c’è bisogno di tutti”, è l’avviso del titolare del Mise. Patuanelli ha quindi controbattuto: “Tra venerdì e lunedì il governo presenterà un suo piano industriale che farà diventare Ilva un esempio di impianto industriale siderurgico, con uso di tecnologie sostenibili, con forni elettrici e altri impianti ecosostenibili per arrivare a una produzione di 8 milioni per tutelare livelli occupazionali”.

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