L’Apple MacBook Pro 16 è il portatile che tutti i fan dell’azienda californiana aspettavano da tempo, anche a causa degli ultimi modelli un po’ deludenti sotto il profilo prestazionale e dell’ergonomia. Il nuovo portatile, come da abitudine Apple, non stravolge quanto di buono fatto nei modelli passati, ma vede l’introduzione di alcune nuove caratteristiche, che vanno a migliorare gli aspetti più critici dell’esperienza d’uso.

Ritroviamo così il tipico design dei portatili Apple, con la monoscocca in lega di alluminio, e le dimensioni compatte. Tuttavia l’azienda californiana ha introdotto un nuovo display, più grande (16 pollici anziché 15) e una tastiera con layout rivisitato per correggere i precedenti problemi di ergonomia, nonché dotata di tasti con nuova meccanica che promette una digitazione più efficace.

Ottime anche le piattaforme hardware scelte, che assicurano finalmente prestazioni di alto livello, distanti da quelle altalenanti offerte dagli ultimi modelli. Purtroppo però in altri settori le cose non sono migliorate, ad esempio per quanto riguarda l’espandibilità, col parco porte che continua a contare quattro USB-C, due per lato, con supporto ThunderBolt 3. Assenti dunque ancora una volta uscite video e slot per memorie esterne. Salato infine come sempre il prezzo, che per l’allestimento di base tocca i 2799 euro.

Design ed ergonomia

Esteriormente come detto, non è cambiato quasi nulla. La bella monoscocca in lega di alluminio scavata dal pieno infatti presenta l’ormai classico design di tutti i portatili Apple, mentre le dimensioni, a fronte del passaggio del display da 15 a 16 pollici, sono cambiate poco: circa un centimetro in più per larghezza e profondità, appena mezzo millimetro in più per lo spessore e un peso superiore di soli 150 grammi.

Nuovo è invece il display da 16 pollici, con risoluzione 3072 x 1920 pixel (di poco inferiore a quella 4K) e tecnologia TrueTone, già adottata anche per iPhone e iPad, che consente di regolare la temperatura colore in base all’illuminazione ambientale, per un comfort visivo sempre ottimale. Le cornici ora sono più sottili ed hanno quindi consentito di contenere l’aumento delle dimensioni, come visto. Pur non raggiungendo le prestazioni di alcuni schermi OLED, il nuovo pannello offre un’ottima gamma cromatica, che il nostro colorimetro ha misurato nel 114% della copertura sRGB, più che sufficiente anche per un utilizzo professionale, specialmente disabilitando la tecnologia TrueTone per una riproduzione cromatica particolarmente equilibrata.

Le novità principali riguardano però la tastiera. In seguito alle tante lamentele della clientela, Apple ha infatti deciso di intervenire tanto sul layout dei modelli precedenti, quanto sui meccanismi, sostituendo la precedente tastiera con tasti ultra sottili, dotata di un feedback diretto ma per alcuni troppo “duro” col nuovo modello dotato di meccanismo a forbice, che dovrebbe garantire maggior progressività. Come sempre in realtà le preferenze saranno soggettive. Per la nostra esperienza d’uso, dopo 10 giorni, la quantità di errori durante la digitazione risultava essere ancora troppo elevata, ma probabilmente è solo una questione di abitudine.

Più oggettivi invece i miglioramenti del layout, che vede diversi cambiamenti rispetto al passato, tra cui l’introduzione di un tasto Esc meccanico, la separazione tra Touch ID e Touch Bar e le quattro frecce direzionali che ora hanno di nuovo il classico schema a T rovesciata. Invariato invece il TouchPad che del resto andava già benissimo, ampio e preciso com’era.

Tasto dolente invece come detto in apertura la dotazione di porte. Troviamo infatti ancora una volta le quattro USB-C con connettività Thunderbolt 3, due per lato, mentre Apple ancora una volta ha mancato di integrare un’uscita video e un lettore di memorie esterne. Fortunatamente, vista la mancanza di novità, gli adattatori che avete accumulato negli anni sono perfettamente compatibili con il nuovo MacBook Pro 16, anche quelli che usano due porte USB-C.

Chiudiamo questa sezione della recensione con un accenno al sistema audio, formato da sei altoparlanti, nascosti sotto alla scocca e che offrono un suono potente, con una risposta lineare a tutte le frequenze riprodotte, per una resa audio che probabilmente è la migliore che abbiamo ascoltato negli ultimi anni, anche al massimo volume. Peccato che Apple non abbia ritoccato il pannello delle impostazioni audio per offrire un po’ di libertà in più per quanto riguarda la personalizzazione della resa musicale.

Prestazioni ed autonomia

Veniamo così alle prestazioni. Il MacBook Pro 16 da noi testato era l’allestimento top di gamma, con processore Intel Core i9, 16 GB di memoria RAM DDR4, un SSD PCIe M.2 da 1 TB e una scheda grafica AMD Radeon Pro 5500M con 8 GB di memoria, con prezzo di 3299 euro, anche se su Amazon puà essere reperito con uno street price leggermente inferiore, pari a 3155,99 euro . Il modello base invece costa 2799 euro ed è dotato di CPU Intel Core i7 di nona generazione da 2,6 GHz, scheda grafica AMD Radeon Pro 5300M con 4 GB di memoria dedicata, 16 GB di RAM e 512 GB di spazio di archiviazione.

I due modelli sono comunque ovviamente configurabili. È possibile scegliere una CPU Core i9 a 8 core che opera a 2,4 / 5 GHz, espandere la RAM fino a 64 GB e adottare SSD fino a 8 TB di capienza, mentre come scheda grafica si può adottare anche la AMD Radeon Pro 5500M con 8 GB di memoria GDDR6. Selezionando tutti i componenti di fascia alta si raggiungeranno però i 7239 euro.

A differenza del recente passato comunque i nostri benchmark confermano prestazioni al vertice della categoria sia con i videogiochi che per quanto riguarda la produttività, anche in ambiti complessi che richiedono elevata potenza di calcolo, come il rendering 3D o l’editing video.

Buona anche l’autonomia. Svolgendo i semplici compiti della vita quotidiana infatti il nuovo MacBook Pro potrebbe arrivarvi anche fino a sera, ma anche con un carico di lavoro misto, tra navigazione web, riproduzione video e test OpenGL (con schermo a 150 nit), abbiamo raggiunto quasi le 11 ore.

Ottime anche le prestazioni del sistema di raffreddamento, che assicurano elevato comfort d’uso in ogni situazione. Durante il nostro stress test Cinebench R20, abbiamo infatti misurato la temperatura della scocca con la nostra termocamera, rilevando un picco massimo di 42° C tra i tasti G e H, al centro della tastiera, mentre il touchpad era decisamente fresco, con i suoi 30,3°C. La temperatura più alta l’abbiamo invece rilevata nella parte inferiore del portatile, nella zona antistante le cerniere dello schermo, ma con un valore di 42,9° C parliamo sempre di temperature contenute.

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