Nella forma, sul nome di Eugenio Giani per le prossime elezioni Regionali in Toscana, c’è stata unanimità nel Pd. Di fatto, il partito è spaccato, con l’ala zingarettiana che continua a non volerlo nonostante l’ufficialità della candidatura arrivata giovedì sera. La direzione regionale Dem convocata al circolo di San Bartolo a Cintoia, Firenze, ha votato quasi all’unanimità (con un astenuto) la candidatura del presidente del Consiglio regionale alle prossime elezioni di maggio. Eppure, l’ala zingarettiana – che in Toscana continua a essere in minoranza – e quella di Base Riformista sono fortemente critiche sul nome di Giani: “Di mal di pancia e malumori ce ne sono eccome – dice a Ilfattoquotidiano.it un esponente di peso vicino a Nicola Zingaretti ­– e riguardano sia il nome che la coalizione che, adesso, è sempre più a rischio. Così a maggio andiamo a sbattere”.

I possibili alleati di Articolo 1, “2020 a Sinistra” e i Verdi vedono Giani come il fumo negli occhi e, se il nome fosse quello, con ogni probabilità andranno da soli. E non è un caso che proprio venerdì mattina sia dovuto intervenire lo stesso segretario con una nota ufficiale per mettere a tacere le polemiche: “Il Partito Democratico della Toscana ha dimostrato, proponendo all’unanimità, alla coalizione di centro sinistra, Eugenio Giani come candidato alle presidenza della Regione, quanto sia decisivo per il partito il valore dell’unità. Ora al lavoro per battere con le idee la destra”, ha scritto Zingaretti mandando un messaggio ai suoi. Come dire: o si va uniti o in Toscana vincerà la destra di Salvini.

La candidatura di Giani – Il nome di Giani era stato lanciato a fine ottobre da Matteo Renzi che, dopo la batosta di Pd e M5s alle Regionali umbre, aveva “imposto” ai Dem la candidatura del presidente del Consiglio regionale: “Candidiamo Giani e mai più coi 5 Stelle, prendere o lasciare”, era stato il messaggio fatto recapitare da Italia Viva al Pd. Il M5s infatti non avrebbe mai accettato di coalizzarsi con i Dem sul modello umbro con Giani candidato, un politico toscano di lunghissimo corso e proveniente dal Partito Socialista poi convertitosi al renzismo. E così alla fine – per poter allearsi con Italia Viva che qui in Toscana debutterà alle regionali – il Pd è stato costretto ad accettare la candidatura di Giani.

All’interno dei Dem, però, in molti non lo volevano: da una parte gli zingarettiani, che hanno spinto fino alla fine per l’alleanza organica con i 5 Stelle anche in Toscana, e dall’altra l’attuale Presidente della Regione, Enrico Rossi, che ha più volte chiesto al suo partito di trovare un nome “alternativo”. Così il presidente del Consiglio regionale è stato in bilico fino alla direzione di giovedì sera e le trattative interne alle correnti sono andate avanti fino all’ultimo minuto, quando però Giani è stato votato da tutti i membri della direzione. Seppur con una formula che lascia spazio a “possibili altri nomi” se gli altri partiti di centrosinistra lo riterranno più opportuno e addirittura a “primarie di coalizione” per scegliere il candidato.

Alla fine il candidato sarà Giani e le primarie non si faranno, ma quella finale è una formula arrivata dopo le trattative interne tra le correnti per non escludere del tutto la possibilità di un’alleanza. Lo ammette anche il “vice” di Simona Bonafé, Valerio Fabiani: “Quella di ieri è stata una scelta all’insegna dell’unità, sia del Pd che della colazione di centrosinistra. Infatti noi avanzeremo alla colazione una nostra proposta, pronti a confrontarci serenamente con gli altri soggetti con i quali da tempo stiamo lavorando sul programma – dice al Fatto.it – La scelta definitiva sarà necessariamente collegiale. La stagione dell’autosufficienza è finita davvero. Serve un fronte largo progressista in grado di parlare anche ai delusi dai partiti e di mobilitare tutte le forze disponibili”.

Il problema della coalizione – Adesso si aprirà una trattativa con i tre partiti della coalizione di centrosinistra che però hanno già imposto le loro condizioni. I Verdi nei giorni scorsi avevano chiesto un “cambiamento vero” al posto di Giani, mentre Simone Bartoli, segretario regionale di Articolo 1, lo aveva detto chiaro e tondo: “Giani non è un candidato che unisce. O il Pd indica un nome diverso o ascoltano i nostri”. La minaccia? Andare da soli appoggiando il consigliere regionale di Sinistra Italiana, Tommaso Fattori, che sta provando a mettere insieme una coalizione di sinistra alternativa a Pd e renziani. Con il rischio che la Toscana da (ex) roccaforte rossa diventi definitivamente verde.

Twitter: @salvini_giacomo

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