I Fasciani sono un clan mafioso. Lo stabilisce la sentenza della seconda sezione penale della Corte di Cassazione che mette fine al processo bis nei confronti dei dieci imputati a a vario titolo per associazione mafiosa e altri reati aggravati dall’uso del metodo mafioso. La sentenza conferma in gran parte quella della Corte d’Appello di Roma del 4 febbraio scorso nei confronti del clan di Ostia.

Oltre 27 anni è la pena inflitta per il boss Carmine Fasciani, 12 anni e 5 mesi alla moglie Silvia Franca Bartoli, 11 anni e 4 mesi alla figlia Sabrina e 6 anni e dieci mesi all’altra figlia Azzurra. Il collegio della seconda sezione penale, presieduta da Giovanni Diotallevi, ha condannato anche Alessandro Fasciani, nipote di Carmine, a 10 anni e cinque mesi (con uno sconto di pena di un mese), Terenzio Fasciani (8 anni e mezzo), Riccardo Sibio (25 anni e mezzo), Luciano Bitti (13 anni e tre mesi), John Gilberto Colabella (13 anni) e Danilo Anselmi (7 anni). Ci sarà un nuovo processo, invece, per stabilire le pene per Mirko Mazzoni ed Eugenio Ferramo.

“È una sentenza storica – commenta la sindaca di Roma, Virginia Raggi – Per la prima volta viene affermato in modo chiaro che a Roma c’è stata e c’è la mafia. È importante perché per iniziare la cura bisogna riconoscere la malattia. Ostia può voltare pagina e alzare la testa”.

“È la prima volta che la Cassazione riconosce la mafia a Roma, non era mai accaduto, nemmeno ai tempi della banda della Magliana“, ha invece esultato l’avvocato Giulio Vasaturo di Libera, parte civile nel processo. “Segna un nuovo corso della giurisprudenza. Vengono riconosciute le mafie autoctone al centro e al nord. È una sentenza che farà scuola”, ha aggiunto il legale.

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