La Taffo Funeral Services ha realizzato questa immagine in occasione del 25 novembre, giornata contro la violenza di genere. Ecco perché questa immagine non va bene.

1. La comunicazione contro la violenza di genere, utilizzata come brand, che mostra donne morte o addirittura bare ottiene l’effetto di vittimizzare quelle che in realtà lottano con le unghie e con i denti per sopravvivere, anzi per r-esistere. Chi si occupa di comunicazione su questo argomento sa bene che le immagini sono importanti e che anzi è negativo mostrare donne con i lividi, con le mani avanti a parare i colpi, come se l’unica narrazione possibile fosse quella di mostrare le donne come povere ancelle sfigurate in attesa dell’intervento paternalista di un principe azzurro.

2. Questa immagine e lo slogan puzzano di mansplaining lontano un miglio. Uomini che ci dicono quel che è bene per noi. Uomini che ci dicono cosa dovremmo fare per restare vive. Il messaggio si concentra su questo e divide le donne in defunte e denuncianti, disconoscendo la realtà vissuta dalle donne che subiscono violenza di genere. È un messaggio che in fondo ti dice che se non denunci e crepi è un pochino colpa tua, aggiungendo la colpevolizzazione alla vittimizzazione delle donne.

3. Allo stato attuale e secondo le ultime decisioni del fu governo Lega-M5s, vige l’istituzionalizzazione della ribellione delle donne che dovrebbe passare attraverso lo stretto corridoio burocratico, dimenticando il supporto decisivo che viene dato dai centri antiviolenza, ossia quei luoghi in cui le donne si occupano di altre donne, con la consapevolezza di quello che stanno vivendo e della discriminazione di genere che le vittime subiscono perfino quando rischiano di crepare.

4. Conseguenza di queste decisioni istituzionali è il fatto che le donne che denunciano, anche più volte, per maltrattamenti e stalking, per esempio, crepano comunque, per varie ragioni: pensate a come gli ex contino sull’ambiguità e sulla cultura maschilista per continuare a molestare le ex con la scusa dell’amore che non muore e dell’abbandono non superato. È facile per un ex avvicinare la donna che diventa oggetto di ossessione e odio e in questo tali uomini vengono aiutati in molti sensi. Uomini che vengono considerati vittime e che si descrivono come tali, usando strumentalmente addirittura i figli per poter accedere alla vita dell’ex e per realizzare stragi familiari.

5. Le donne non crepano di mancata denuncia, giusto per capirci, ma perché vige la cultura del possesso. Mia e di nessun altro. Così come vige la cultura che nega il diritto delle donne a dare il proprio consenso. Avviene nello stupro, nelle molestie, nelle separazioni. Lei dice no e lui non lo accetta. Dove sta dunque la difficoltà? Nelle donne che “non denunciano” o negli uomini che non hanno ancora imparato ad accettare un no come risposta?

6. Ultimo punto, giacché non vorrei dilungarmi, per sintetizzare: l’immagine vittimizza le donne, non ne riconosce la forza, la potenza e la capacità di sopravvivere ogni volta che pronunciando un no sanno già che rischiano la vita. L’immagine affida le donne a decisioni altre e le colpevolizza se scelgono di non denunciare. Per chiarire: la denuncia ha degli effetti sulle donne ricattabili sotto ogni punto di vista.

Una donna che vuole denunciare un marito violento ma che dipende da lui dal punto di vista economico, giacché non può contare su alcun sostegno – in un’epoca in cui le donne sono di nuovo costrette a restare a casa a fabbricare la “famiglia tradizionale“, quindi senza lavoro e dedite ai ruoli di cura nei confronti di marito/figli/anziani – cosa potrebbe fare?

Se i centri antiviolenza vengono trascurati, le case rifugio rischiano di chiudere invece che moltiplicarsi come dovrebbero per il bene di donne con tali complicazioni, è davvero la mancata denuncia a causare la morte delle donne? Denunciare senza avere un sostegno reale che sia fisico, economico, psicologico e sociale serve davvero a poco.

Dunque, cara azienda di servizi funerari, prima di rilasciare immagini a effetto, al fine di sensibilizzare il mondo su questo problema, sarebbe bene si confrontasse con chi la comunicazione contro la violenza di genere la studia e la crea da tempo. Consultare un gruppo anche locale che si occupa di violenza sulle donne non sarebbe stato male, non trova?

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