Terra. Lavanda. Sostenibilità. Natura. Per Donatella Manetti l’agricoltura non si declina al femminile solo nel dizionario: da manager nel settore tessile a proprietaria di un’azienda agricola fra le colline marchigiane. Oggi Donatella produce uva, olive e soprattutto lavanda, coltivazione povera tipica della sua terra, ai piedi del monte Conero, ed è la presidente regionale dell’associazione Donne In Campo-Marche, l’Associazione italiana di imprenditrici e donne dell’agricoltura. “Le imprese agricole femminili – spiega – hanno inventato un nuovo modo di fare agricoltura: da sempre sono più attente al tema della salubrità del cibo, che presuppone un modo sano di coltivare. La difesa della biodiversità, l’agricoltura sociale, il lavoro etico, sono tutte nostre battaglie”.

Prima di reinventarsi come imprenditrice agricola, Donatella ha lavorato per vent’anni nel mondo della moda come manager, senza orari, spesso lontana da casa e dalla famiglia. Ad un certo punto però decide di fare il salto e ripartire da zero, riappropriarsi del suo tempo, riavvicinarsi agli affetti. Vende la casa in città, mette insieme i risparmi e compra cinque ettari di terra ad Offagna, in provincia di Ancona. “Le donne hanno molte vite, come i gatti – aggiunge sorridendo – e a me piace molto questa mia seconda vita”. Costruisce l’azienda agricola insieme al marito, agronomo: lui porta le sue conoscenze tecniche sulle coltivazioni e lei la sua esperienza commerciale, per trasformare la campagna in un piccolo business. “Per me è stata una scelta quasi spontanea: l’agricoltura ha un senso artistico, ha una sua poetica e delle radici profonde. L’agricoltore è una connessione tra natura e società, è un fatto culturale”. Nella sua terra coltiva uva e alcune varietà di olive, oltre alla profumatissima lavanda: “Ho fatto una scelta legata al territorio, questa è una zona di agricoltura povera. Certo, non ci sono campi a perdita d’occhio come in Provenza: ho scelto di puntare al chilometro zero, con una piccola produzione da cui estraggo i fiorellini, gli olii essenziali e l’idrolato, l’acqua di lavanda”.

Di fronte a un cambio così radicale, molte persone si congratulavano con lei: “Mi dicevano: che bello, brava!, beata te! Certo, la campagna ti regala la possibilità di conciliare tempi di vita e di lavoro, ma è anche una lotta dura quotidiana, sotto il profilo economico e burocratico”. Per questo, dice, fare squadra è importante: perché permette il sostegno reciproco ma anche la condivisione di valori e visioni. Ha fatto parte sin da subito della Confederazione Italiana Agricoltori e di Donne In Campo, di cui ora è presidente regionale. “Le donne nelle aziende agricole avevano un ruolo secondario, legato più al cibo e alla cura della casa: la riscoperta delle antiche ricette, gli agriturismi, l’attenzione alla filiera dalla terra alla tavola nascono da qui”. La sostenibilità, parola tornata di grande attualità sulla spinta dei nuovi movimenti ambientalisti, per Donatella e molte agricoltrici è alla base del loro lavoro quotidiano: “La terra che possiedo non è mia, è di tutti: è vero che al catasto c’è il mio nome, ma è anche vero che ho una responsabilità nei confronti anche di chi verrà dopo di me. Perciò cerco di avere un’impronta ecologica migliore: non usare fitofarmaci, riciclare le acque, usare energia pulita, rinverdire per avere più ossigeno“.

Secondo Donatella la ‘nuova’ agricoltura, più consapevole e sostenibile, è nata dal lavoro delle donne: “Da sempre sono state più attente alla salubrità del cibo: non è che il biologico lo abbiamo inventato noi, ma la riscoperta di antiche ricette, la lotta agli sprechi, difesa della biodiversità sono tutte nostre battaglie”. La terra non è più un mestiere da uomini: un’azienda agricola su tre ha a capo una donna, certifica Confagricoltura. “Oggi non si tratta più di zappare la terra e guidare un trattore: ci sono molte possibilità, come le coltivazioni di canapa e altri tessuti naturali, per fare un esempio. I percorsi sensoriali, gli agriturismi. Dal 2000 in poi, c’è stato un boom di donne, e molti giovani si stanno avvicinando al settore delle piante officinali“. Secondo Coldiretti, l’Italia è il Paese europeo più ‘giovane’ nel settore agricolo, con oltre 55mila aziende agricole da under 35, di cui uno su quattro è donna.

Per questo si augura che sia un settore in cui tornare ad investire: “L’agricoltura è definita il settore primario, ma dalla politica è stato trattato molto marginalmente: se avessimo investito sull’agroalimentare come sul settore automobilistico, ne avremmo fatto una fonte di ricchezza. Il suolo deve tornare ad essere concepito come una fonte di cibo, non di soldi per la sua edificabilità“.

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