“Se qualcuno non mi dice subito dove portare l’indifferenziata, entro lunedì le strade di Roma si ritroveranno invase da tonnellate d’immondizia”. Stefano Zaghis è una furia. Da giorni il presidente dell’Ama Spa, la municipalizzata che gestisce la raccolta dei rifiuti nella Capitale, sta scrivendo a tutte le istituzioni, prefettura in primis, pur di ottenere risposte che non arrivano. Anche perché Nicola Zingaretti e Virginia Raggi sono tornati a litigare a distanza e gli altri si stanno via via smarcando, a iniziare dal ministro dell’Ambiente, Sergio Costa. Il risultato è che già dalla serata di venerdì gli impianti e i siti di stoccaggio di Ama sono stracolmi. “Se il Comune non individuerà nelle prossime ore soluzioni che gli competono per i compiti di raccolta e smaltimento, useremo i poteri sostitutivi per superare la loro inerzia”, ha dichiarato l’assessore al ciclo dei rifiuti della Regione Lazio, Massimiliano Valeriani, facendo deflagrare la crisi politica. Raggi, da parte sua, in qualità di sindaca della Città Metropolitana, ha annunciato un’ordinanza per aumentare i conferimenti alla discarica di Civitavecchia, una soluzione tampone in attesa della riapertura dell’impianto di Colleferro, attesa in settimana.

La discarica di Colleferro è ferma – Il blocco stavolta si è creato alla discarica di Colleferro, cittadina a sud di Roma, dove vengono portate ogni giorno circa 2.200 delle 3.000 tonnellate di indifferenziato prodotto dalla Capitale (quasi tutto il resto finisce fuori dal Lazio). L’impianto è sostanzialmente fermo dal 9 novembre , quando un operaio di 65 anni, Giuseppe Sinibaldi, è morto investito da una ruspa, impatto che lo ha fatto precipitare lungo la collina. La Procura di Velletri, che indaga sull’incidente, ha prima disposto il sequestro dell’area e poi ha chiesto al gestore la risoluzione delle criticità e una relazione dettagliata sulla sicurezza nell’impianto. La discarica è di proprietà del comune di Colleferro, ma a gestirla è Lazio Ambiente Spa, società partecipata della Regione Lazio e presieduta da Daniele Fortini, fra l’altro ex presidente di Ama ai tempi di Ignazio Marino (e poi uscito poco dopo l’arrivo di Virginia Raggi).

“Serviranno almeno 6 o 7 giorni prima di poter riaprire”, spiegava Fortini venerdì pomeriggio, contattato da IlFattoQuotidiano.it. Il nodo in realtà era destinato a venire al pettine a breve. Nonostante vi siano ancora 200mila metri cubi disponibili, infatti, il sindaco di Colleferro, Pierluigi Sanna, molto vicino al governatore Nicola Zingaretti, ha chiesto e ottenuto dalla Regione Lazio la chiusura dell’impianto al 31 dicembre 2019 (dunque fra poco più di un mese) e la riconsegna delle chiavi. Circostanza che avrebbe comunque mandato in crisi la città di Roma subito dopo Capodanno, visto che di alternative nel Lazio al momento non ce ne sono.

Raggi e Zingaretti litigano: l’ombra del commissario – La sensazione che questo stop rappresenti la prova generale di quello che accadrà a gennaio è molto forte. Anche perché la sindaca e il governatore si rimpallano la responsabilità su chi debba indicare il sito di una nuova discarica (parola mai nominata nei comunicati stampa), visto che non si hanno notizie di trattative in corso fra il Campidoglio e il Comune di Colleferro. L’iter di approvazione del nuovo piano rifiuti della Regione Lazio, che manca da 7 anni, è incardinato in Consiglio regionale, ma comunque non contiene le risposte necessarie a risolvere l’emergenza.

A marzo 2018 la Città Metropolitana – guidata dalla sindaca Raggi – aveva comunicato alla Regione Lazio le aree bianche dove autorizzare la nuova discarica di servizio, ma dall’Ente hanno risposto che non è sufficiente: secondo l’assessore Valeriani, è l’ex provincia a dover indicare quali siti autorizzare. Tesi rigettata da Palazzo Senatorio. Un rimpallo politico che va avanti da almeno 2 anni, mentre su Roma rischia di abbattersi una “emergenza igienico-sanitaria”, evocata dalla stessa sindaca.

E il governo nazionale? Ufficialmente sta a guardare. Il ministro Costa, che di discariche non ne vuole sentire parlare, venerdì pomeriggio ha dichiarato che “non è nel mio potere commissariare, io faccio solo il facilitatore”, in riferimento alla cabina di regia che presiede ormai da più di un anno. Una posizione che in Ama definiscono “pilatesca”, visti anche i precedenti – il Giubileo 1999 e Napoli 2008 – ma che tecnicamente è corretta, perché il potere di commissariare spetta al premier Giuseppe Conte. Il quale, scrive il quotidiano romano Il Messaggero, starebbe seriamente pensando di togliere tutti dall’imbarazzo una volta per tutte, pur di salvare la Capitale. E prendersi la responsabilità di individuare la nuova discarica di Roma. La soluzione tampone di Civitavecchia a questo punto potrebbe rinviare l’emergenza a fine dicembre, un mese entro il quale bisognerà trovare una soluzione strutturale per scongiurare la crisi.

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