Israele ha bombardato nella notte venti “obiettivi terroristici in Siria”. Tra queste anche postazioni delle forze Al Quds, unità dei Guardiani della rivoluzione di Teheran che si occupano di intelligence e operazioni di guerra non convenzionale nei paesi esteri. “In seguito al lancio di razzi verso il Golan ieri da parte di una forza iraniana situata in territorio siriano, Israele ha colpito questa notte decine di obiettivi militari in Siria”, ha annunciato il portavoce militare israeliano. Israele continuerà a operare contro l’approfondimento della presenza militare iraniana in Siria, ha aggiunto. L’attacco di ieri verso le alture del Golan, secondo il portavoce, “è una chiara prova a conferma della volontà dell’Iran di mettere radici militari in Siria, cosa che minaccia la sicurezza israeliana, la stabilità regionale ed il regime siriano”.

“Ho già chiarito in passato che che ci colpisce sarà colpito a sua volta”, ha ribadito il premier israeliano Benyamin Netanyahu poche ore dopo gli attacchi. “Così abbiamo fatto la scorsa notte contro decine di obiettivi militari della Forza Quds iraniana e contro obiettivi militari siriani, dopo che da quel territorio sono stati lanciati razzi verso Israele”. “Continueremo a difendere con determinazione la nostra sicurezza” ha concluso il premier. Secondo la radio militare negli attacchi sono rimasti uccisi diversi militari iraniani.

Secondo l’agenzia di stato Sana, due civili sono rimasti uccisi dopo essere state raggiunte da frammenti di un missile israeliano che ha colpito una casa a Saasaa, a sud-ovest di Damasco. L’Osservatorio siriano per i diritti umani riferisce che in totale le vittime degli attacchi – che hanno preso di mira i quartieri di Kisweh e Qudsaya e la base aerea di Mazzeh – sono 11, fra cui sette non siriani e molto probabilmente iraniani.

I raid israeliani in Siria violano il diritto internazionale e rappresentano quindi una mossa “sbagliata“, ha commentato il vice ministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov, ripreso dall’agenzia Interfax. “I raid sul territorio di un Paese sovrano – ha affermato Bogdanov – sono in completo contrasto con il diritto internazionale e conducono a un aggravarsi delle tensioni. Ciò è sbagliato”.

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