Se tra M5s e Italia Viva non mancano le frizioni sul tema giustizia, dopo gli emendamenti provocatori sul carcere agli evasori dal gruppo renziano, resta pure lo stallo nel governo sul nodo prescrizione, ancora irrisolto in attesa del prossimo vertice di maggioranza, previsto per martedì prossimo. Perché, se il ministro Bonafede ha già attaccato i renziani per non aver ancora presentato le sue proposte, anche in casa Pd non intendono retrocedere dalle garanzie richieste. Tanto che lo stesso sottosegretario alla Giustizia, Andrea Giorgis, rilancia da Bologna: “La nostra richiesta a Bonafede? Il processo non può avere durata infinita, siamo convinti che si possa trovare una condivisione dentro la maggioranza per predisporre un istituto giuridico che assicuri una durata non illimitata al processo“. Non è il solo; perché anche l’ex Guardasigilli Andrea Orlando precisa: “Mai chiesto una norma che rinviasse l’entrata in vigore della nuova prescrizione, ma una norma che, nel caso i processi durino più del dovuto, preveda un elemento a garanzia dell’imputato. Abbiamo fatto delle proposte al ministro Bonafede in questo senso, stiamo aspettando da lui delle risposte”. Tradotto, il Pd vuole limiti massimi sulla durate dei processi, a prescindere dalla questione prescrizione.

Né al Nazareno si intende indietreggiare di fronte alle rivendicazioni dello stesso Bonafede, secondo cui, dopo l’entrata in vigore del 1 gennaio 2020 della riforma, “gli effetti si avrebbero comunque soltanto tra 3 o 4 anni, quindi ci sarebbe tutto il tempo per trovare delle soluzioni“. Nulla da fare: “Il discorso allora vale anche al contrario, non si comprende tutta questa fretta”. Tradotto, le distanze sono ancora lontane. Anche se Giorgis prova a trovare una sintesi, per evitare una nuova faida: “Rischio grana per la tenuta dell’esecutivo? Sono certo che si possa trovare una soluzione condivisa”.

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